Avvertenza: sarà un post lungo, prendetevi una birra dal frigo; se non ne avete siete da solo da biasimare e, per Dio, vergognatevi almeno un po’.
Un anno è passato da quando quella notte di Maggio mi apprestavo a caricare la mia amata Golf con i miei pochi averi, un portafoglio pieno di belle speranze, nessuna promessa per il futuro e tanta motivazione. Un anno è passato da quando mandai a quel paese una vita ormai per me troppo stretta, un lavoro in una azienda troppo grande per me; lasciando un paese costipato che non poteva (né può) offrire prospettiva alcuna per un futuro degno e gratificante. Tante cose sono cambiate ed anch’io sono cambiato. Ho imparato un po’ di germanese, ho disimparato l’italiano oltre il livello di un ingegnere medio, il mio inglese è peggio che mai. È forse l’ora di tirare qualche somma, di attualizzare la situazione di capire un po’ come sta andando, dove sto andando e come sto andando…
Beh, di solito vado a piedi, in treno o anche in bici, quando non piove. Appunto…
Il tempo di Berlino, è sempre il tempo di Berlino e c’è poco da dire. Ha un fascino paragonabile a quello che può avere la Cloaca Massima per un perbenista con una scopa nel culo. In ogni caso qui sono più confusi che mai, se uno prova a cercare una sottospecie di previsione del tempo il massimo che trova una indicazione un po’ vaga di come sarà il tempo durante le prossime ore:
Nuvola nera, più sole, più lampi, più pioggia, una temperatura minima che differisce da quella massima di almeno 18 gradi… E me la chiami una previsione? I risultati poi sono mostrati di seguito. Di tanto in tento si vedono di queste povere fanciulle che scambiano il sole maggiolino dell’Europa centro-orientale per l’afa asfissiante di Riva del Garda al 14 Agosto. Quel giorno c’erano 4 gradi e lei era in giro senza calze, infradito e vestitino di lino.
Ahimè, la mia Golf l’ho bella e che venduta. D’altra parte nulla è per sempre… Ora mi muovo solo con bicicletta e treni. Per questo sono sempre dentro e fuori da stazioni, treni, regionali e metro dove, in genere, si trova di tutto. Si va dalla signora senza un occhio con una benda ingioiellata da fare impallidire il più chic Capitan Uncino, allo studente in legge dal taglio alla paggetto degno del 1483, abbinato ad una felpa dell'Asics con camicia e cravatta (inguardabile) abbinate. Io non mi lagno, né critico il gusto degli altri per il vestire, in fin dei conti il mio gusto nel vestire è alla stregua di quello di una monaca dal ‘600 catapultata nel paleolitico. Quando poi, però, sei tu che sul treno ti appisoli, tutti ti guardano male. Eppure dopo anni di ritardi sulle Ferrovie Nord, a me il viaggio in treno stimola il sonno. C’è qualcosa di male? No, perché se mi stimolasse la diuresi allora avrebbero certamente di ché lanciarmi occhiate lancinanti.
C’è una cosa che però ultimamente ha attirato la mia attenzione: in ogni stazione germanica che si rispetti sono presenti degli strani bidoni ai quali ho fatto un po’ di foto di straforo, essendo vitatissimi da ritrarre:
Ce ne sono dalle forme e dimensioni più disparate. Posizionati in posti strategicamente accessibili in caso di necessità, punteggiano le stazioni da capo a piedi, pronti per ogni evenienza. Tu non te lo aspetti e.. Puff!! Spuntano fuori come foruncoli nei posti più inaspettati.
La domanda è: che cosa mai conterranno? Quale è il loro scopo ultimo? Il loro fine giustifica i mezzi? Una volta ho perfino visto uscirne una presa per l'elettricità. Ho investigato spendendo tutto il mio acume, usando metodi leciti ed illeciti per estorcere informazioni ad ignari ferrovieri ed innocui passanti, ho fatto cose subdolamente immenzionabili per scoprire il segreto di queste scatole misteriose, ma la mia fatica non mi ha portato vicino alla verità più di quanto Rutelli sia vicino all'assunzione in cielo con anima e corpo. Tanto per usare una parola che non esiste, che tutti usano e con una "z" di troppo, posso solo ILLAZZIONARE: sono usati dai corrieri della droga per i loro loschi traffici. No, no, contengono tenute antisommossa per la polizia e sofisticatissimi sistemi antiterrorismo. 'Spetta, ' spetta, eh! E se fossero stracolmi d’orzo, malto e luppolo per prevenire una mancanza di approvvigionamenti tale da mandare la Germania nel caos? Trovato! Nascondono l'oro perduto dei nazisti/maya/eschimesi. Alla fine mi sono convinto siano contenitori di felicità e amore e pace in supposte ano-solubili.
Eppure qui nessuno pare avere bisogno di ulteriore felicità. Non dopo che ho scoperto il oro passatempo estivo: il KUBB. Considerato dai più il “gioco dell'estate 2010” non spenderò su di esso una parola in più oltre a quelle che gli ho riservato su Nonciclopedia http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Kubb.
Non so se ne avevo già parlato, ma Berlino è considerata la capitale europea della musica elettronica (oltre che del Kubb): gente che balla per ore al ritmo rimbalzante di DJ sconosciuti ai comuni mortali, che si ammazza di redbull pur di tirare l’alba e che apprezza i mezzi spogliarelli messi in piedi da quelle gran vacche delle cubiste nelle discoteche berlinesi. Essendo amanti di musica elettronica non possono che essere un po’ tamarri. Iniziano sin da giovani, ma siccome qui i motorini non sanno manco che cosa sono e tutti vanno in giro con il velocipede, si mettono ad intamarrare la bicicletta. Eccone un esempio:
(Ehi c'è anche un bidone misterioso sullo sfondo!) Beh, che poi non si lamentano se un camionista polacco sobrio da fare schifo decide di lucidare i copricerchi cromati del suo tir con gli spruzzi del loro sangue… Appena i piccoli germanesi crescono si danno all’intamarramento dell’auto. Devo dire che hanno più gusto degli italiani, fanno le cose fatte bene, senza forzare le loro autovetture che sono tutte lucide e laccatissime anche in mezzo ad una grandinata. Certo, il turco di turno con la Punto 1100, quattro fiamme sulle portiere e dei copri cerchi di plastica in grado di purgare un toro, c’è sempre. Chi, mi domando, sulla faccia di questo porco pianeta avrebbeil coraggio di andare in giro con dei copri cerchi del genere?
I turchi, appunto, sono peggio di un meridionale di Gioia Tauro trapiantato a Pioltello. Un esempio? Vuoi andare dal barbiere e stai nel contempo pensando di cambiare i cerchi della tua germanissima Audi A4? Vai dal turco. Frisör con annessa compravendita di accessori per auto, biciclette, ortofrutta, sanitari e, se glielo chiedi gentilmente ti prostituisce anche la prole.
A proposito di un barbiere turco: le esperienze di vita insegnano a non fidarsi mai di un turco con in mano un rasoio, una forbice od un tagliacapelli elettrico. Non è mica razzismo! Ma sarà che 'sti turchi sono tutti pettinati uguali che se appena chiedi un taglio diverso ti riducono l'acconciatura alla stregua di quella di uno spaventapasseri con seri problemi esistenziali.
Non mi dilungo sui miei infruttuosi progressi nei riguardi della lingua germanica, tanto con i turchi ci si esprime a gesti, grugniti e la mimica facciale. Ho ormai solo bisogno di un buon logopedista.
In compenso, mi sono registrato all'AIRE, è una procedura che ogni italiano che risiede all'estero deve fare se vuole tirarsi la zappa sui piedi (ed anche votare, per quello che serve ormai...). I funzionari consolari ti schedano, ti dicono che siccome paghi le tasse in un paese straniero, sarai soggetto a qualche controllo fiscale in più, come se servisse, tanto poi c’è lo scudo fiscale. Un paio di firme "qqqua" due o tre "dillà"... Pazzesco come qui abbiano tutti un accento romanesco manco fossimo a Tiburtina. Tutti tranne il Caramba all'accettazione che, essendo di origini altoatesine, parla l'italiano perfetto di un altoatesino ed il romanesco altrettanto perfetto di un lappone. L'iscrizione all'AIRE è del tutto indolore, insapore ed inodore, ma per effettuarla devi andare in ambasciata: un obbrobrio in puro stile fascista pitturata di rosa confetto sbollito per dare un tono soft all'architettura di regime. Visto quanto è tabù qui in Germania parlare di Nazismo e Fascismo, probabilmente averla costruita tra quella dell'Egitto a forma di piramide e quella sudafricana a forma di Nelson Mandela è servito a non farla notare più di tanto.
Insomma, un anno è già passato. O forse, solo un anno è passato. Punti di vista, certo, ma il fatto rimane che me ne sono andato per la mia strada e che la strada mi sta portando sempre più lontano, verso la maturità e l’indipendenza tanto agognate. Mi rimane solo una cosa da trovare per essere finalmente felice come vorrei.
[…] Quando persi sotto tante stelle, ci chiediamo cosa siamo venuti a fare, cos’è l’Amore? Stringiamoci più forte ancora, teniamoci vicino al cuore. […]
Finalmente ho cambiato appartamento. Mi sono deciso ed ho combattuto con lo Stato tedesco, con i padroni di casa, con la lingua più pazza del mondo. Un incubo anche per un burocrata, figurarsi per me, italiano ignorante trapiantato in terra straniera. Mi sono trasferito da qui…
A qui…
È comunque stata dura lasciare il countryside per trasferirmi in città; è stata dura lasciare un appartamento di 28 metri quadri per uno di 75 il cui soffitto non lo sfioro con la punta dei capelli; è stata dura lasciare quella vecchia baldracca della mia ex padrona di casa ai suoi Buddah, alle sue Möhrensuppe, all'odore di pop-corn bruciacchiati della sera alle 11; è stata altrettanto dura da vincere la battaglia per riavere indietro tutta la cauzione...
Ed ora, per i curiosi, qualche foto di me nudo, in giro per la nuova casa.
Vi sarebbe piaciuto, eh?
Potete notare i mobili in puro stile ikeiano, li ho importati direttamente dalla Svezia, poco importa che ci sia scritto sopra “made in Poland”.
La figata dei mobili IKEA è che nelle istruzioni c’è scritto a chiare lettere tutto quello di cui hai bisogno: martello, cacciavite, sega, brugola, chiave del 13, MacGyver.
È certo che questi mobili non sono poi costati un patrimonio… In effetti ormai sono diventato un buon manager: ho messo a budget per cambiare casa 4kilo-euri. Ho fatto un business plan, con le mie reminiscenze (si scrive senza "i") di economia ho messo in conto l'utile ed il dilettevole, il conto economico è parso ottimisticamente buono ed ho investito nei posti giusti, i soldi giusti, al momento giusto.
Risultato? Budget 4k, spesi 7.2k, a magazzino 3.6k. Questo significa che lo stato patrimoniale è buono, ho ben 3.6k a magazzino e quelli spesi li detraggo dalle tasse e mi faccio la BMW. In pratica sono andato all'IKEA, ho speso 3.6k per i mobili e poi altri 3.6k per altri mobili identici che tengo in cantina, pronti per i periodi di crisi in cui i mobili varranno oro.
Così si gestiscono le aziende al giorno d'oggi: seduti su una BMW. Sono o non sono un grande manager? Certo, il mio prof. di economia al Polimi si starà rivoltando nella sua tomba placcata in oro ai Caraibi...
Grazie a questi favolosi investimenti ora ho un una lavatrice tutta mia, una lavastoviglie tutta mia, un divano tutto mio ed una tv tutta mia. Il gatto dei vicini sarà molto presto mio, è già in lista per un posto in freezer, se si avvicina ancora una volta alla finestra della cucina. Sono o non sono di origini vicentine?
Beh, vi lascio con un quesito degno di Socrate. “Sapendo di non sapere”, vediamo chi è il primo che mi viene a trovare a Berlino? Fannulloni che non siete altro… :P
Le scrivo come delegato sindacale eletto dai Compagni lavoratori . A seguito del Suo rifiuto di stabilire un incontro al fine di discutere un accordo e così creare una certa concertazione tra le parti, mi duole comunicarle per iscritto il malcontento che serpenteggia tra le nostre file a seguito dei recenti fatti svoltisi all'interno dell'azienda. Ci permettiamo di ricordarLe che il mese di MAGGIO, quest'anno, non è pervenuto. In effetti in busta paga non sono stati riscontratti nemmeno il frizzante Marzo, né il tiepido Aprile. I Lavoratori hanno invece riscontrato una innaturale e dolosa presenza del mese di NOVEMBRE. Come da accordi sindacali, stipulati, mi lasci dire, sin dalla notte dei tempi, l'Azienda è tenuta a rispettare il naturale susseguirsi delle stagioni. Con l'inserimento di mesi autunnali extra, l'Azienda ha contravvenuto agli obblighi sindacali concertati in fase di stesura del CCNL. Perciò, i lavoratori RIVENDICANO:
1_il DIRITTO alla Primavera
2_la FINE ISTANTANEA del mese di NOVEMBRE che si protrae da ormai inizio Marzo
3_il SACROSANTO DIRITTO a 4 giornate di clima temperato e sereno alla settimana.
Nel caso le nostre richieste non vengano soddisfatte, apriremo una vertenza sindacale, impugneremo il CCNL e saremo pronti ad azioni dure, concrete e scellerate.
Ci sono quei giorni in cui ad un uomo, essendo sprovvisto sfortunatamente di ovaie, gli vengono le crisi esistenziali. In assenza di mestruazioni ed in continua crisi di astinenza da masturbazioni, aspettando l’agognata andropausa, gli ormoni, la noia, il testosterone e un po’ di sano pessimismo cosmico creano un mix assolutamente irresistibile. Così ci si ritrova ad errare per i propri pensieri con sguardo vacuamente perso nel vuoto cosmico e bavetta alla bocca.
Quel giorno andavo cercando la risposta alla domanda fondamentale sulla vita,l'universo e tutto quanto: nonostante mi sia fatto una ragione che la risposta a tale domanda sia nell'ordine del 42, sapere quale sia effettivamente questa fantomatica domanda aiuterebbe alquanto. Sei per nove? 42. No non funziona, non mi piace. Che cosa ho in tasca? 42. Peccato, avevo un 5. A quanto pare trovare la domanda dettandone le condizioni al contorno pare arduo; meglio trovare domande alle quali si può tentare di dare una risposta. Come direbbe Quelo: cosa stiamo andando? Quando stiamo per facendo? O meglio: che cosa ci riserva il futuro e che minchia ce ne facciamo del passato? Se fossi ricco, bello e famoso sarei ospite di un programma della De Filippi? Periodi ipotetici a parte la chiave per capire il futuro è analizzare il passato. Ebbene se dovessi dare una occhiata cinicamente critica al mio passato avrei qualcosa da ridirmi. Visto che non conta quello che penso di me stesso, ma quello che gli altri pensano di me, la società in cui vivo mi categorizza secondo stereotipi associatimi sin da quando andavo a scuola. Seppur sin dalle medie ti viene imposto un ruolo da giocare (secchione, racchia, ciccione, schiappa…) è quando si finiscono le Superiori che si comincia ad essere bollati a vita. Non osando nemmeno immaginare si quale titolo si possa fregiare un diplomato al Liceo Scientifico, a me, squattrinato ciccione incallito con la fissa della tecnica, mi è stato affibbiata l’altisonante qualifica di “Perito Capotecnico in Elettronica e Telecomunicazioni”; nonostante la vecchia battuta del “sei finalmente Perito sotto al treno?” facesse ridere fino alla fine degli anni ’80 è uno scotto che ognuno di noi Capotecnici deve pagare. Rimane il fatto che non sono mai stato Capotecnico di nessuno, manco di me stesso. Forse è per questo che ho deciso di fare l’università, o meglio il Politecnico. Così almeno avrei potuto dirmi “Laureato”. Eh no, c’è stata la riforma: altro che Concilio Vaticano II, adesso dopo tre anni prendi la laurea breve, poi quella specialistica. Se la battuta del Perito mi riempiva di imbarazzo come pensate che mi sentissi ad essere appellato come Laureato Brevemente?
“Ehi ciao! Sai è da quando sei entrata che non posso levarti gli occhi di dosso. Sei molto carina! Come ti chiami?” “Giuditta…” “Che nome fantastico, io sono Giuseppe. Che fai di bello nella vita? Studi, lavori…” “Studio Scienza della Comunicazione in Bocconi perché in Statale ci vanno solo i lerci. E tu?” “Eh, io sono Laureato Brevemente in ing…” “Senti, sei il quarto che stasera mi dice di avere problemi di eiaculazione precoce…”
Il climax, appunto, lo si raggiunge quando scopri la traduzione del tuo titolo di laurea nel mondo anglosassone: Bachelor of Science. Non mi sono mai posto il problema di che cavolo possa significare, ma googolando si scopre facilmente che “bachelor” vuole dire “scapolo”. Non che la mia classe di ingegneria elettronica pululasse di gnocca come un monastero nel medioevo, ma se a 22 anni sono tutti liberi di darti dello scapolo, allora si vuole rovinare la vita di un individuo. Ah no, ecco che, cercando meglio, il decimo significato di “bachelor” è un qualcosa tipo “cavaliere”. Peccato che abbiano finito i draghi da uccidere all’IKEA… Visto che sta male discutere sull’eiaculazione precoce di chicchessia, decisi di prendere la laurea specialistica. Da scapolo si passa a Master of Science. Sono un Maestro! Ora posso insegnare alle elementari!
“Maestro… Mi scappa la cacca.” “Eh no, Luca, puoi andare in bagno solo dopo che mi hai dimostrato che quello stadio di ingresso a bipolari è polarizzato correttamente…”
In effetti mi ruga un po’ non avere proseguito con il Ph.D. Poter filosofeggiare su tutto con l'avvallo della società scientifica può essere un bello smacco se il vostro fine ultimo è convincere la vostra amata mamma che la terra non è tonda come sostiene da anni la televisione.
E che dire poi del titolo di Ingegnere? Era solerte Leopardi ripetere a Silvia quando lei faceva la menosella e non se lo filava: "Io gli studi leggiadri talor lasciando e le sudate carte, ove il tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte". Cinque anni di sacrifici a sudare e piangere lacrime amare, un Esame di Stato fasullo per ricevere un titolo marchiato a fuoco sulla fronte che non solo non significa che tu sia dotato di ingegno, ma che fa scappar a gambe levate qualunque donzella in età da marito o tardona in cerca di avventura, attirando, invece, ogni genere di calamità. Come le divorziate con figli senza il becco di un quattrino che non hanno né la voglia né il coraggio di prostituirsi. Disse bene il mio collega Cinzio: "non ti puoi mica portare a casa vacca e vitello..." Insomma, tutti ‘sti altisonanti titoli e infine noi che cosa si è? Che cosa si sarà? Tutto quello che abbiamo fatto, saputo, conosciuto, guadagnato, ci hanno affibbiato, servirà per renderci un futuro migliore? Qualcuno ha detto che l'arte rende immortali: lo disse Goethe, che di stronzate se ne intendeva. "Maledetti, trafitti dalla passione, l'amore ci sopravvive, l'arte ci rende immortali." O magari immorali, visto l'uomo di Vitruvio che ha lo sguardo degno di un prete pedofilo.
Eccoli lì, qualche milione di artistiche nella storia della umanità ci hanno regalato Arte a palate, più Tiziano Ferro e Giusy Ferreri che verranno ricordati nei secoli come esempi di come non si debba cantare. Mi piace pensare che un giorno saremo invasi da una allegra combriccola di zombie urlanti con le fattezze di Leonardo, Picasso, Kafka… Quel giorno ci doneranno la conoscenza, ci metteranno al corrente di tutte quelle domande che tanto agognamo.
Quel giorno sarò in prima fila, chiappe all'aria, a farmi beffe della loro immortalità
“Perché?”: la peggiore, più completa domanda che la mente umana abbia mai potuto concepire. Più strana del “cosa”, più puntuale del “quando”, più irriverente di un “come”, più corretta del “dove”, più cattiva di un “chi”. Un vero peccato che non ci sia risposta.
Ci sono stati tempi in cui si poteva ridere. No, mi correggo, ci sono stati tempi in cui ci si poteva ridere su. Io ero un pischello diciottenne che di politica ne capiva poco e di satira ancora meno, ma sono stato cresciuto a pane e "Trio" con una spalmenta di Jalappa's Band, in bilico tra gli anni '80 e '90. Passai poi a "Tunnel" nel '96, appezzando i tormentoni di quello che fu il "Pippo Kennedy Show" l'anno successivo per poi divenire seguace di Quelo ne "L'ottavo Nano" che si concluse nel 2001. A quei tempi ce ne erano per tutti, a destra ed a manca inalto ed in basso, davanti e didietro, con una particolare predilezione, del tutto propria della Satira conla "S" maiuscola, per chi, se lo prendi per il culo, se la prende. Sapete che sono stato un bambino grasso e mi permetto di saperne qualcosa sull'argomento "presa per il culo", ma essendo una disambiguazione, se siete prevenuti chiedete a Ricky Martin, da pochi giorni neo-ghei. È chiaro, è normale, è eterno: se fai qualcosa di idiota, qualcuno ti prende per il culo; se sei un nano in bikini, qualcuno ti prenderà per il culo; se sei un politico, qualcuno ti prenderà per il culo per quello che hai fatto. Io ero grasso e mi prendevano per il culo. Ma è come la legge della giungla, più ti incazzi e più loro ti prenderanno per i fondelli, se invece ti fai una bella risata e rispondi per le rime e stai al loro gioco, prima o poi si stancheranno e, magari, finisce che te la godi un po' anche tu. Vi propongo la bella rassegna satirica che portò al famoso Editto Bulgaro nei confronti del comico Luttazzi. La celeberrima intervista a Travaglio durante la trasmissione Satyricon, se avete mezz'ora da dedicarvi, è qui divisa in tre parti:
Dopo le polemiche il programma fu sospeso per una settimana ed al suo ritorno, Luttazzi, spiegò la situazione a suo modo:
E per finire, abbandonando la satira e passando al giornalismo di inchiesta, la registrazione dell'intervista a Paolo Borsellino su Vittorio Mangano, ex stalliere di casa Berlusconi ad Arcore, rilasciata alla tv francese cinquanta giorni prima di essere ucciso in via D'Amelio:
Ecco a voi: il Quarto Potere.
«Allora lascia che ti dia qualche consiglio, bastardo» [...] «Mai, mai dimenticare chi sei, perché di certo il mondo non lo dimenticherà. Trasforma chi sei nella tua forza, così non potrà mai essere la tua debolezza. Fanne un'armatura, e non potrà mai essere usata contro di te.»
L’altro giorno ero in giro per Potsdamer Platz a cazzeggiare allegramente per centri commerciali, con la prospettiva della ricerca infinita di un nuovo appartamento che non abbia le sembianze di una bettola ripugnante o che non sia ubicato in culo ai lupi, quando, d’un tratto, ho sentito parlare bergamasco. Basito mi sono guardato intorno e, dopo avere verificato di essere inequivocabilmente in un paese terzo la cui lingua somiglia più ad all’antico babilonese che al dialetto più parlato ad ovest del Lago d’Iseo, ho cercato la fonte di quella che sembrava una bella e buona discussione politica. Erano in cinque o sei brutti ceffi, la maggioranza, che se la prendevano con un solitario, piccolo paladino delle proprie idee, sfidante l’ira del popolo senza farsi intimorire in alcun modo dalla disparità delle forze in campo. Facendo lo gnorri mi sono avvicinato per ascoltare quale fosse l’argomento dell’alterco. Fortunatamente essendo di origini Suine (bresciane e quindi per un bergamasco = bresà sünì = bresciani maiali) non avevo bisogno di un traduttore simultaneo e sono stato in grado di comprendere al meglio il motivo di tanto latrare. Non avevo mai assistito ad una lite politica all’interno del centro destra, oggi chiamato PdL. A differenza della sinistra dove tutti discutono con tutti insultando tutti dicendo tutti esattamente le stesse cose, nell’ex centro destra italiano si dovrebbe essere in grado di capirsi, comprendersi e amoreggiare sulle candide note di “Faccetta Nera”. A quanto pare i sei brutti ceffi Longobardi importunavano un povero indifeso Forzista che, difendendosi a spada tratta, soleva ripetere ogni due per tre la parolina “Silvio”, come se Egli fosse il suo migliore amico o potesse in qualche modo indurre timore nei suoi interlocutori. Pur essendo dalla parte dei leghisti non ho potuto che provare compassione per quel povero Forzista tutto solo ed indifeso; alla fine rimango pur sempre un sordido sinistroide che non può fare altro che parteggiare per i perdenti, un po’ l’abitudine dei tifosi interisti fino a qualche anno fa. Il fulcro della discussione era sorprendentemente qualcosa di diverso da ciò che uno si aspetta quando vede parlare quattro leghisti bergamaschi. In genere le discussioni più animate si anno dopo una focosa e combattuta partita di Briscola Chiamata quando, tra una bestemmia ed un bianchino, si trova spazio per discutere per mezzo di assiomi assoluti, anche di politica, di razza superiore e di spari sugli immigrati. Eppure, nonostante la compassione per il povero Forzista, dopo avere ascoltato attentamente il senso del discorso nascosto tra una caterba di “pota”, mi sono ritrovato, di nuovo, dalla parte dei leghisti. Incredibilmente essi stessi medesimi in quanto tali, sostenevano che non solo non c’era nessun disegno eversivo nella esclusione delle liste PdL dalle elezioni amministrative, ma che il tutto era la dimostrazione della imbecillità della classe dirigente in capo al Popolo delle Libertà. Il piccolo indifeso forzista poteva esibire il suo santino di San Silvio da Arcore ad oltranza, ma di fronte alla evidenza, prima o poi, avrebbe dovuto cedere.
Non so come sia andata a finire la discussione, né tantomeno se sia sfociata in colluttazione visti gli elementi in gioco. Me ne sono andato sconsolato: qui è stato toccato il fondo. Il fondo di cosa? Del barile? Del barattolo di Nutella? Del bidet? Si, il bidet, quello che qui in Germania tanto ci invidiano e che noi non apprezziamo abbastanza fino a che non ne siamo irrimediabilmente lontani. La Democrazia, in Italia, la posso solo definire come “la Politica del Bidet”. Non posso fare altro che pensare al nostro primo ministro seduto sul bidet, che chiede al suo maggiordomo Ambrogio (si chiamano tutti Ambrogio) di portargli il telefono per chiamare Letta al fine di organizzare un bel Consiglio dei Ministri e varare un paio di leggi ad-personam. Splendidamente seduti sui bidet di avorio di Palazzo Grazioli, la residenza romana del Premier, ci sono proprio tutti: la Carfagna con le tette di fuori fa impazzire quel pigmeo di Brunetta, che si è portato da casa il vasino formato mignon; Letta spalma pomata sulle emorroidi di Bondi mentre Gasparri, non avendo mai visto un bidet, chiede delucidazioni sul funzionamento ad un alquanto basito Calderoli. La Russa si scaccola allegramente. Silvio comincia a parlare tra un peto e l’altro: è un discorso tronfio e rispettoso dei suoi toni più caldi, infervora la folla e alla fine strappa un boato di applausi. Il “Legittimo Impedimento” è cosa fatta, mezz’ora di pausa. La Mariastella Gelmini comincia infoiare Schifani parlandogli del suo passato da spogliarellista ed attrice porno adocchiando voracemente la Carfagna che da suggerimenti a Gasparri il quale si rivela incapace di saper leggere, avendo comprato l’esame di quinta elementare. Gli pare proprio impossibile che per aprire il rubinetto dell’acqua calda lo si debba girare invece che mordere. Bossi e Alfano, che di solito vanno d’amore e d’accordo, rimembrano, con le terga appisolate nell’acqua calda, i bei tempi degli altri meeting in Sardegna quando ci si spartivano gli appalti per il G8 poi spostato a L’Aquila e c’erano squillo di lusso da tutte le parti. “Pensa, ” dice Alfano “quella volta abbiamo fatto a tempo ad approvare anche lo Scudo Fiscale”.
Silvio rientra dalla toilette e riposa le sue chiappe presidenziali sul suo bidet d’oro massiccio: la seduta, nel vero senso della parola, può ricominciare. Ed eccolo partire per la tangente in un altro accoratissimo discorso in cui in qualche modo trovano posto la patria, la famiglia, dei luridi comunisti ed un paio di innoquissimi castori. Tutti annuiscono allegramente e lo special guest della serata, Formigoni, tirando fuori un cilicio, propone dieci minuti di punizioni corporali, per ingraziarsi i favori della Chiesa. Si sfiora la rissa per decidere chi si deve fare frustare dalla Carfagna, che per l’occasione sfoggia il suo miglior completo fetish. Inaspettatamente La Russa mete tutti d’accordo sul nome di Bondi e mentre la Mara si dà da fare con il frustino su quel corpo flaccido e ripugnante, passa anche il decreto “Salva Liste” per la gioia della Polverini, altra guest star della serata. Il tutto, però, degenera quando si deve decidere chi debba frustare Gasparri: la zuffa è furibonda, sembra che nessuno voglia perdersi questa soddisfazione. Anche Fini, che se ne stava in disparte un po’ apatico, manganella sberloni a destra ed a manca, per la gioia di Brunetta che sulla rettitudine degli statali ha fondato la sua campagna elettorale. Non si capisce perché, ma anche Gasparri stesso è nella mischia, dando modo a tutti di dargli una bella ripassata. Bossi prepara la vasellina. Ma il Premier ferma tutti sul più bello, non è il modo di comportarsi! Per quanto l’alterco possa essere acceso ed interessante, bisogna dare il buon esempio agli italiani ora che dibattiti, talk show e satira sono proibiti essendo in campagna elettorale. Il più deluso di tutti sembra essere proprio il povero Gasparri che già pregustava un’altra sonora dose di sculacciate. Ma oramai non c’è più modo di concentrarsi sul lavoro e Silvio rimanda tutto a data da destinarsi mentre Bonaiuti e Capezzone discutono animatamente su quali siano i numeri giusti da giocare al Superenalotto. Probabilmente seduti sui bidet della villa di Arcore si discuterà del nuovo condono edilizio.
Silvio caro, mio piccolo grande amore ci stai rubando le 40 ore. Tu che hai fatto tutto in quattro e quattr’otto elimina il buon vecchio articolo 18. Già che sei senza coscienza, leva di torno la contingenza. Visto che sei senza pietà rubaci pure l'anzianità. E se vuoi fare le cose serie, lasciaci anche senza ferie. Per migliorare la situazione, togli di mezzo la liquidazione. Se l'inflazione ancora dilaga, fregaci per intero la busta paga. E per dispetto dei sindacati, aumenta ancora i disoccupati. Ma perché tutto sia normale, facci pagare anche l'ospedale. Può esserci solo un lieto fine, se ci farai pagare le medicine. Per evitare ulteriori danni mandaci in pensione a 90 anni.
Qualche settimana fa sulle home page degli utenti del social network più famoso del mondo (Facebook per chi fosse ignorante in materia) sono comparsi commenti alquanto bizzarri. I post incriminati erano ad opera di utenti del gentil sesso che, molto giocondamente, condividevano sulla propria bacheca l’ammontare di una multa molto salata, senza paventare la possibile vergogna di essere incappate in una così alta contravvenzione. D’altra parte, sebbene l’equazione “donna al volante, pericolo costante” potesse spiegare il perché di cotante multe, la stessa equazione non poteva in alcun modo spiegare l’ilarità generale che il gentil sesso condivideva. Ilarità che cresceva esponenzialmente con il crescere dell’importo delle multe. Dal punto di vista della popolazione maschile del nostro amato faccialibro, dopo l’iniziale e sintomatico giramento di palle, ci si cominciò a chiedere il perché di tutto ciò. Personalmente, memore di quello che successe un paio di mesi or sono con la storia del colore dei reggiseno, mi sono rivolto direttamente a Google. Il Saggio ha risposto con la solita celerità (qualche millisecondo) ed ecco scoperto l’arcano: una lista di “peccati” che se compiuti in passato danno luogo ad una ipotetica multa da pagare, quella che poi le donzelle postavano sul loro profilo. Ecco la lista:
Fumare canne 10 euro Prendere pastiglie 5 euro Fare sesso in una chiesa 25 euro Svegliarti e non sapere chi è il tipo con cui sei andata a letto 40 euro Aver fatto sesso con uno dei tuoi amici di Facebook 25 euro Aver fatto sesso in cambio di soldi 100 euro Aver fatto sesso con uno straniero 20 euro Aver fatto atti vandalici 20 euro Aver fatto sesso nel letto dei tuoi genitori 10 euro Aver picchiato qualcuno 20 euro Aver pagato un gigolò 25 euro Esserti innamorata di un gigolò 20 euro Aver baciato qualcuno che non conoscevi 10 euro Aver bevuto e guidato 20 euro Essere andata a lavorare direttamente ancora mezza ubriaca 50 euro Aver fatto sesso nel mare/piscina 20 euro Aver baciato un'altra ragazza 40 euro Aver fatto sesso con un'altra ragazza 60 euro Aver messo le corna a tuo moroso 20 euro Aver messo le corna a tuo moroso con un suo amico 40 euro Esserti masturbata 10 euro Aver praticato sesso orale 10 euro Aver ricevuto sesso orale 10 euro Aver fatto sesso orale in macchina mentre il tuo lui stava guidando 20 Euro Aver rubato qualcosa 10 euro Aver fatto sesso con qualcuno che è stato in prigione 25 euro Aver fatto un video o foto compromettenti 15 euro Aver rubato qualcosa con valore superiore a 100 euro 20 euro Averlo fatto in tre 50 euro Aver fatto sesso in pubblico 20 euro Esserti trovata nella stessa stanza mentre altri facevano sesso.25 euro Aver fatto sesso con qualcuno 10 anni più giovane 25 euro Aver fatto sesso con qualcuno 20 anni più vecchio 20 euro Esserti innamorata di due ragazzi contemporaneamente 50 euro Aver detto a qualcuno "ti amo" senza sentirlo veramente 25 euro Aver fatto sesso con il tuo migliore amico 25 euro Aver fatto sesso con qualcuno del tuo lavoro 25 euro Aver finto un orgasmo 15 euro Aver fatto sesso anale 20 euro
Erano bellissimi i commenti, a parte quelli sperduti dei maschietti, che si scambiavano le varie amiche: “ma sei una santa!”, “sono proprio un vacca”, “Giuseppa, sei proprio una troia!”, e così via… Ovviamente i membri del gentil sesso si crogiolavano nell’autocompiacimento di non fare conoscere ai loro amici maschi gli esatti “peccati” da loro commessi; come si suole dire “si dice il peccato (l’ammontare della multa), ma non il peccatore (le singole contravvenzioni)”. Ebbene io mi sono chiesto, ma perché non lo facciamo anche noi? No, non sto parlando di scrivere sul nostro profilo che di che colore sono le nostre mutande,anche perché oltre al classico “nero” o “bianco” ci ritroveremmo pieni di “mah, non lo so prima erano bianche, dopo una settimana gialle davanti e marroni dietro” oppure “bucate sul didietro”… Dico io, stiliamo una lista di cose di una portata inimmaginabilmente impronunciabile da fare inorridire il più bigotto dei puristi cattolici e Facebookiamo le nostre multe, alla faccia loro. Certo la lista delle donne non va bene per noi (ad esempio, esserti fatto pagare per fare sesso: altro che multa, sei il mio idolo!), ce ne vuole una ex novo. Tranquilli, uomini, ci penso io, voi dovete solo avere la calcolatrice e 10 minuti per fare i conti. Ecco la lista dei nostri 39 “peccati capitali”:
Fumare le canne: 5 euro (depenalizziamo le droghe leggere) Pippare di coca: 25 euro (penalizziamo le droghe pesanti) Sbronza colossale: 10 euro (solo per il mal di testa post-sbornia) Andare a letto con una donna brutta: 20 euro (quando ci vuole, ci vuole) Essersi fatti un “Sacchetto Ingegneristico”: 10 euro (dicesi “Sacchetto Ingegneristico” una donna con un corpo fantastico, ma un viso talmente brutto da somigliare ad un quadro di Picasso: ci vuole più coraggio a baciarla che a farci l’amore) Avere bestemmiato a squarcia gola: 30 euro (con mastercard) Avere fatto cose sconce con una tua cugina: 15 euro (dai, non è poi così grave…) Avere fatto sesso con tua cugina: 25 euro (ok che “non c’è cosa più divina…” ma ci sono certi limiti.) Avere fatto attivamente sesso anale con uomo: 50 euro (si dice che sia ghei chi prende, ma non chi da) Avere subito sesso anale: 100 euro (idem come sopra) Avere baciato un uomo: 25 euro (di la verità, che in fondo ti è piaciuto...) Avere slinguazzato con un uomo: 75 euro (ed i peli sulla lingua?) Avere rubato qualcosa: 30 euro (non era il 13esimo comandamento?) Avere picchiato un’altro uomo: 20 euro (beh dai un po’ di sano bullismo da scuola media) Avere picchiato una donna: 80 euro (le donne non si toccano nemmeno con un fiore) Essere stato picchiato da una donna: 100 euro (ti prego raccontacela, facci ridere!) Odiare il calcio: 100 euro (che razza di uomo sei?) Farti schifo le lesbiche: 80 euro (blasfemo che non sei altro!) Cornificare la tua fidanzata: 50 euro ( eddai, non si fa) Avere fatto sesso in 3: 2 uomini ed una donna: 25 euro (e lo sfregamento tra gli scroti dove lo mettiamo?) Odiare il porno: 40 euro (ma che uomo sei?) Avere fino un orgasmo: 30 euro (a chi credi di averla data a bere?) Esserti fatto una tardona alla soglia della menopausa: 30 euro (e via di vasellina…) Essere andato a mignotte: 50 euro (più o meno il prezzo della prestazione media, no?) Avere cantato cori razzisti allo stadio: 45 euro (proprio da italiano medio) Esserti masturbato in presenza di soli altri uomini: 50 euro (come hai fatto ad eccitarti?) Atti di vandalismo: 35 euro (sei uno squatter!) Non esserti mai rotto nemmeno un ossicino: 40 euro (ma a cosa giocavi da piccolo? Scacchi?) Odiare le cravatte: 50 euro (no way…) Avere fatto sesso con una minorenne: 50 euro (pedofilo bastardo!) Essere di destra: 25 euro (sei uno sporco fascista!) Essere di sinistra: 25 euro (sordido comunista che non sei altro!) Essere di centro: 50 euro (sei inutile come il caprino su un cane bagnato) Essere apolitico: 55 euro (come un centrista, anzi 5 euro peggio) Avere vomitato addosso ad un amico: 10 euro (beh può capitare) Avere vomitato addosso alla tua ragazza: 25 euro (anche questo può capitare, di solito ne esci single…) Masturbazione plurima e forsennata nel corso della stessa giornata: 25 euro (direi più di 2 volte in un giorno) Avere palpeggiato un donna non consenziente: 35 euro (per la legge, a quanto pare, è violenza sessuale) Avere provato desiderio sessuale nei confronti di tua madre: 75 euro (che combini? La mamma è sempre la mamma!)
Fatemi fare due conti, sono un ingegnere, non ho bisogno della calcolatrice: 365. Tanto? Poco? Mah, non saprei, vediamo i vostri risultati…
Che cosa sarebbe di noi se non avessimo le nostre buone italiche vecchie abitudini? Un cucchiaio di olio di ricino alla sera prima di addormentarsi, quattro manganellate ai dissidenti di turno, un paio di leggi “ad personam” prima di colazione e poi subito a confessarsi dopo avere baciato le mani ai capoclan di cosa nostra, prima di andare con una bella escort, si intende. Come i miei compagni di università faticheranno a dimenticare, ho deciso di riprendere il mio personalissimo modo cinico, sarcastico ed arrogante per fare polemica, da me abbandonato negli ultimi tempi. Ed allora, facciamo polemica. Oggi ce l’ho con il Galateo.
Potrei ridurmi a parafrasare il buon vecchio Peppino Impastato e dichiarare a tutta voce che “il Galateo è una montagna di merda”, ma visto che siamo in tema di buona educazione sostituirò la parola “merda” con “feci”. Abbiamo tutti sentito parlare durante la nostra giovinezza di buone maniere, Galateo, bon ton, creanza, rispetto, specialmente quando eravamo bimbi ed abbiamo imparato il significato di queste parole solo dopo sonori e dolorosissimi scappellotti dietro alle orecchie. Era la metà del quattordicesimo secolo, l’America era stata scoperta da poco, Galileo Galilei ancora non sapeva di essere a questo mondo per cui il Sole girava ancora intorno alla Terra che era rigorosamente piatta, il metodo scientifico non apparteneva ancora a questo mondo e sul principio di inerzia nessuno aveva mai ancora detto la sua. In questo periodo apparentemente buio, un certo Monsignor Giovanni Della Casa si decise a rovinare intere generazioni future pubblicando un libro sulle corrette abitudini e comportamenti da tenere in determinate circostanze di vita mondana e non. Insomma, una porcheria maledetta che ha rovinato le giovinezze di svariati milioni di pargoli nei cinquecento anni a venire. Il caro Monsignore (ed i suoi degni futuri seguaci) si sono occupati principalmente di insegnarci ad essere cordiali e ben educati quando stiamo seduti a tavola. Ecco una fotografia del Monsignore a pochi istanti dalla sua prematura, aristocratica ed educatissima dipartita:
Come tutti sanno certamente, durante la condivisione del desco è assolutamente vietato: - augurare buon appetito perché sembra che porti sfortuna (un po’ come augurare buongiorno ad un condannato a morte) - avvicinarsi col viso alle posate (a quanto pare è anche vietato essere comodi) - tagliuzzare il cibo tutto in una volta (no, in fondo lo scopo del gioco è vedere chi soffoca per primo nel tentativo di ingoiare intera una bistecca di tacchino) - raccogliere il sugo rimasto con il pane, la mitica scarpetta (e questa è pura blasfemia) - sputacchiare i noccioli delle olive o della frutta in piatti o posacenere (ingoiateli! Alla loro uscita per la porta sul retro potreste trovarvi costretti a sostituire il WC) - tagliare la frittata col coltello (dio mio con che cazzo la devo tagliare???) - aggiungere sale se non invitato dalla padrona di casa (il sale costa, la padrona di casa è tirchia anche se LA padrona di casa si dovesse malauguratamente rivelare UN padrone di casa) - usare gli stuzzicadenti che non devono MAI essere messi in tavola (certo, meglio tenersi il grasso della porchetta tra i denti o i pezzi di insalata nelle gengive) Ma non è mica finita qui: tutti quanti seduti a tavola con schiena eretta, staccata dalla sedia, gomiti non appoggiati al tavolo, collo rigido, scopa nel culo e puzza sotto al naso così da non rimpiangere un buon vecchio circolo aristocratico dove per smaltire la cena si organizza una bella battuta di caccia allo schiavo, un sano safari di animali in via di estinzione, senza dimenticarsi di picchiare la propria mogliera che ha decisamente osato troppo dicendoti “ti amo” davanti ai tuoi virilissimi colleghi. Esiste poi il “codice segreto delle posate”. In base a come vengono lasciate le posate nel piatto, infatti, il cameriere esegue determinati ordini. Se sono incrociate sul piatto significa “non ho ancora finito di mangiare, stai lontano, lurido plebeo”; se invece sono entrambe dalla stessa parte allora il cameriere ha il permesso di avvicinarsi e sparecchiare dalle stoviglie usate; infine, se riuscite a recuperare molto garbatamente tutti i sedici cucchiai della tavolata e crearvi una perfetta riproduzione della Stele di Rosetta, il cameriere si sottoporrà a senza esitazione ad una partita a “lo schiaffo del soldato”, per la gioia di tutti i presenti. Si narra invece che una particolare combinazione di posate sia stata fatale a John Fitzgerald Kennedy e Martin Luther King, mentre invece la stesso identico codice pare abbia portato al concepimento dei principi William ed Harry Windsor. Insomma: occhio a come poggiate le posate ad una cena di gala, potreste trovarvi morti ammazzati con un sasso in bocca o con la mogliera pregna senza nemmeno il tempo di dire “E che cribbio non c’è più la mezza stagione.”
Curiosamente il galateo prevede anche qualcosa si intelligente, ovvero il divieto categorico di emettere "rumori corporali molesti" durante il pasto. Ancora più curiosamente, però, esso prevede che nel malaugurato caso si dovesse verificare una situazione del genere, è necessario fare finta di nulla e procedere oltre, ostentando una noncurante sicurezza, in quanto i commensali potrebbero non avere udito il tanto maleducato rumore. Ecco, il caro monsignor Della Casa dovrebbe pranzare un paio di volte con la mia prozia. La mia cara vegliarda parente raccomandava a nipoti e pronipoti di usare "creanza" prima del pasto e poi concludeva ogni portata con rutti talmente sonori da fare apparire magicamente le mèches al malcapitato seduto di fianco a lei. C'è chi sostiene che lo strano effetto fosse dovuto alla particolare fiatazza della suddetta parente.
"Oh, Claudia... Bambina, ma non avevo notato i tuoi nuovi colpi di sole... Li avevi anche prima del dolce?" In effetti noi pronipoti seguivamo il galateo... Nel senso che evitavamo di commentare e facevamo finta di nulla, sebbene Claudia (un puro nome di fantasia) non avesse mai neanche lontanamente desiderato le mèches. Fortunatamente la cara prozia si asteneva da peti o petofiamme fuori controllo, di cui però suo fratello era universalmente riconosciuto quale campione olimpico. Diciamocelo, anche in quel caso sarebbe stato possibile fare orecchie da mercante se le petofiamme in questione non fossero state talmente suggestive da illuminare a giorno l'intero circondario. In ogni caso i pranzi di Natale e Pasqua a casa mia erano abbastanza pittoreschi; degni da essere citati negli annali, insomma.
Diverso è, secondo il Galateo, il caso dello starnuto: in tal caso è assolutamente inappropriato augurare "salute" alla persona raffreddata. La prossima volta che vedrò un poliziotto starnutire in maniera plateale, gli augurerò di crepare tra le peggiori pene dell'Inferno, vediamo se apprezza questi insegnamenti clericali. Nel caso dobbiate sbadigliare o tossire si raccomanda di mettere la mano davanti alla bocca. Il signor Galateo non parla invece di cosa fare in caso di espettorazione nel piatto del vicino, probabilmente è il caso di fare finta di niente, come per i rumori corporali, magari il commensale non si accorge e fagocita i suoi tortellini in brodo in maniera tanto garbata da non accorgersi di quella cosa giallo-verdognola che ci galleggiava dentro. Nel caso siate raffreddati occorre soffiarsi il naso con discrezione, contenendo il più possibile ogni rumore. Sopravvenendo questa necessità durante un pasto, è opportuno appartarsi. Massì, avete la goccia al naso? Vi guardate in torno con fare saccente e individuate la prima cameriera che passa, le fate l’occhiolino, un paio di ammiccamenti, vi passate la lingua sulle labbra con fare da pervertito e sperate che lei ci stia. Se no che figura ci fate ad appartarvi da solo? Sarà che quando mi soffio il naso io sembro un elefante con gravi problemi di sfintere, tanto che alle medie la prof. di matematica mi chiedeva poco gentilmente di abbandonare l’aula ogni volta che tiravo fuori il fazzoletto, ma io non ho mica bisogno di scuse così frugali per appartarmi con una cameriera. Caro il mio bel Monsignor Della Casa sei stato un bel mandrillone...
In fin dei conti, però, io non sono contro il Galateo. Anch’io ho imparato a tenere in mano bene la forchetta, a non fare rumore con la bocca, che leccare il piatto del dolce al matrimonio di un tuo lontano parente non è proprio sinonimo di buon gusto... È solo che alcune regole mi sembrano talmente idiote che poi ci si fanno le spese nella vita di tutti i giorni. L’altro settimana vado all’IKEA, il galateo manco mi passava per il cervello. No, ma nemmeno per l’anticamera. Perfino il garage del cervello era vuoto, perché la mia bellissima Ferrari ideale l’avevo presa per andare all’IKEA. Ok: mi servono le posate. Servizio da 6. Cazzo io sono da solo, non c’è un servizio da uno? Uhm, pare che questi svedesi vadano a multipli di 3x2. Beh, scartando gli estremi, schifo il servizio che costa tre euro e tutti gli altri che costano più di otto. Predo quello bellissimo da 7.90. Arrivo a casa felice e lo provo. Mi sbuccio una mela. Ho impiegato mezz’ora a ridurre in poltiglia il malcapitato frutto e ne ho mangiato meno di metà. Perché? Per colpa del Galateo, cavolo! Il Galateo infatti prevede che i frutti si sbuccino nel piatto con forchetta e coltello. Ebbene esso prevede anche che il coltello si tenga nella mano destra e la forchetta in quella sinistra. Che cosa hanno fatto questi bastardi svedesi? Dei coltelli impossibili da impugnare con la sinistra, pena l’impossibilità di tagliare qualunque cosa con risultati decenti. Ergo una mela è impossibile da sbucciare, perché il coltello quando la sbucci lavora anche se nella mano destra come se fosse nella sinistra. Non ci credete, non avete capito un cippa? Ebbene andate all’IKEA, comprate un maledetto coltello e provate a sbucciarci una mela. Alla fine bestemmierete anche voi.
Certo, poi ci sono le cose che mandano in bestia anche me. Vi consiglio di provare a mangiare con un inglese, di tanto in tanto. Le dita nel piatto sembrano un must, io di solito uso il pane per aiutare il riso a salire sulla forchetta (il galateo vieta categoricamente l’uso del cucchiaio per questa pietanza), ma questi non si fanno problemi ed entrano nel piatto con indice medio ed anulare e, se non fai la faccia un po’ schifata, secondo me hanno la tentazione di usare anche le dita dei piedi. Sarà perché tengono le posate come se stessero impugnando alabarde per infilzare un cinghiale, magari pensano che si stia giocando ad uno dei loro famosi sport da plebei, come il polo o la caccia alla volpe, chissà. Ed il rumore che fanno masticando a bocca aperta? Fantastico, non riuscirei a mangiare senza... Certo, non generalizzo, ma vi farò sapere come andrà quando sarò a pranzo con quella vecchia sagoma della Queen Elizabeth The Second.
Eppure mi hanno dato del cafone. Non degli inglesi, sia chiaro, non ancora per lo meno. Flashback: eravamo in vacanza tra amici ed una sera decidiamo, con sommo mio gusto, di farci due spaghi.
Mi metto al lavoro: verso l'acqua in una pentola rigorosamente dal bordo dolosamente alto, aggiungo sale; quattro chiacchiere mentre facciamo il soffritto ed il sugo, l’acqua bolle ed io butto. Pasta al dente, dopo undici minuti precisi, mi appresto a versare gli spaghetti per tutti. Eccoli lì, dieci piatti fumanti ed il mio è il più grosso di tutti. Cucchiaio nella mano sinistra, forchetta nella destra, sto per mettermi in bocca il primo meritato e squisito boccone, quando una voce di qualche ottava sopra la mascolinità mi fa digrignare i denti: “Ma non lo sai che arrotolare gli spaghetti con il cucchiaio è da cafoni?” Sono rimasto interdetto.
Il boccone fumante ad un centimetro dalla mia lingua, la bava alla bocca, un crampo alla mandibola. Ho riappoggiato la forchetta nel piatto senza rovinare il mio meraviglioso rotolo di spaghetti ed ho contato fino a dieci, facendo dei bei respiri profondi. A prescindere dal fatto che non siamo in un circolo aristocratico, ma siamo qui tutti in canotta, pantaloni della tuta dopo una giornata sugli sci, non accetto critiche da chi è sotto barbiturici, benzodiazepine o antidepressivi in generale. Io volevo solo gustarmi i mie spaghi, non ho mica detto che sei una “figlia di cento padri” o tua madre fa la meretrice. Deciso a sorvolare sulla questione guardo amorevolmente la mia pietanza preferita, quando lei prende il coltello e riduce a semolino il ben di dio contenuto nel suo piatto. Perfino mia nonna, che i denti li ha persi nel ’73, sarebbe stata in grado di mangiare quel piatto di pasta. A quel punto non ci ho visto più, mi hanno dovuto tenere in quattro per non iniziare a lapidarla seduta stante.
Se c'è una cosa che secondo il mio parere meriti, appunto, la lapidazione sulla pubblica piazza alla stregua dell'appartenenza attiva ai circoli di FI è l'atto, deliberato e preterintenzionale, di spezzare gli spaghetti. Noi italiani abbiamo tanti difetti, è vero, ma anche tanti pregi. Uno di questi è l'avere inventato gli spaghetti. Eh? Come dite? Li hanno inventati i cinesi? Questa è pura blasfemia! Correte subito a dire un paio di Ave Maria e non meno di dodici Pater Gloria! Avete mai visto un cinese tentare di inventare qualcosa? Si mette lì, tutto concentrato davanti a Google, cercando l'invenzione giusta da contraffare. È così che hanno sempre fatto: prima hanno copiato gli occhi a mandorla dai loro nemici nipponici, poi con i nostri spaghetti un paio di cinquecento anni fa e con Berlusconi ai giorni nostri. Peccato che si siano tenuti la copia e ci abbiano lasciato l’originale. Ebbene, gli spaghetti sono buoni in tutte le salse, nel vero senso della parola: al sugo, alla carbonara, ai frutti di mare, al pesto, burro e olio, aglio, olio e peperoncino... Eppure, diventano immangiabili se ridotti a brandelli. Ci sarà un motivo per cui li fanno lunghi, oppure è una malsana perversione della lobby giudaica dei produttori di pasta? Altrimenti si sarebbero venduti gli spaghetti lunghi cinque centimetri e morta lì; li avremmo dovuti mangiare con il cucchiaio, ma a chi sarebbe mai importato? Invece no, io sono il cafone perché sono in grado di usare due posate per evitare di fare la figura del troglodita, invece tu sei fine, visto che se non avessi il coltello, probabilmente ti sporcheresti di sugo perfino la nuca nel tentativo di mangiare un piatto di pasta lunga...
A volte capisco perché anche le scimmie abbiano il pollice opponibile.
Tutto iniziò una calda mattina di primo Inverno in una città fredda come Berlino. Dopo una levataccia alle 6.30, per tentare di ridare le sembianze di un bagaglio a mano alla mia valigia talmente stipata di roba da avere raggiunto la densità di un buco nero, mi recai al lavoro allegro e felice nonostante il cielo grigio e la temperatura polare. Avevo raggiunto quello stato di autoconvinzione proprio del fatto che entro poche ore sarei stato in viaggio per l’Italia, con le mie mille prospettive: una vacanza sulla neve, il cenone di Natale, una mega riunione di famiglia a cui tenevo parecchio e qualche annosa faccenda da sbrigare, fanculizzare l’assicurazione, vendere la mia amata Golf e chiudere il contratto con la banca italiana. Con la mente piena di felici e funesti pensieri che in genere mi contraddistinguono, un mucchio di problemi sul lavoro che a quanto pare non ero in grado di risolvere, mi avviai dopo otto ore di ufficio in direzione del mio amico speciale: l’aeroporto di Shönefeld. Comodamente seduto sul bus, mi gustavo il panorama, nonostante alla guida vi fosse un autista probabilmente turco a giudicare dalla andatura sostenuta e le frenate talmente brusche da scaraventare gambe all’aria numerose anziane passeggere. Il programma era pronto da giorni: aereo alle 18.35, arrivo per le 21 a casa, 22 se ha ritardo, bella dormita e poi l’indomani un mucchio di faccende da sbrigare per passare le feste felice, senza pensieri e con in serata una bevuta/mangiata al Birrificio di Como degna di essere raccontata ai posteri. Era il 22 dicembre 2009 ed io ero ancora un fiducioso ed ingenuo cliente Easyjet. Come nei peggiori romanzi di fantascienza, quelli da cui sono tratti i B-Movie, per intenderci, il tutto inizia con quella situazione tranquilla in cui il protagonista non solo è convinto che tutto possa andare per il meglio, ma è anche in compagnia molto intima di una bella biondona con una ottava di reggiseno e stanno quasi per fare all’amore quando accade l’inevitabile: il volo Easyjet EZY4677 è pericolosamente in ritardo di due ore sulla tabella di marcia. Perché? Come “Perché?”; che caspita di domanda è. È come chiedere ad una donna perché ci mette 9 mesi a partorire un figlio, è come chiedere ad un cristiano perché dio è uno e trino, è come chiedere al demonio perché è malvagio. Easyjet ha bisogno dei suoi tempi tecnici, mettetevelo bene in testa. Nella testa del viaggiatore medio, appunto, dopo due ore di attesa cominciano a sorgere le inevitabili domande: ho lasciato aperto il gas? Ho dimenticato lo spazzolino da denti? Non è che mi stanno prendendo per il culo? Ma va, ma no. Ecco che magicamente arriva la chiamata la gate. Evvai, ci chiamano al gate. L’aereo è arrivato, è vicino al gate, ci identificano come non-terroristi-suicidi e ci imbarcano (oppure ci inaereano?) dopo essere transitati attraverso il gate. Gate 12, me lo ricordo ancora, come mi ricordo le mie ultime famose parole: “Poveri cristi quelli del volo per Roma, cancellato un minuto fa...”. Un tedesco dall’aria paffuta, in un inglese peggiore della media ci informa che il nostro FOTTUTO VOLO È STATO CANCELLATO. Perché? Nessuno lo ha mai saputo. L’unica certezza, in quei momenti di panico, tensione e incazzatura, è stata la risposta ai banchi del check-in che i luminosi addetti Easyjet, nelle loro tenute arancioni, usavano ripetere: trovate tutte le informazioni sul sito internet. Certo, siamo tutti i-phone dotati, fuori gocciolano smartphone come se piovesse, abbiamo tutti in aeroporto un portatile con connessione diretta all’arancionissimo sito Easyjet. È stato veramente un peccato che nessuno abbia perso la testa; quello che questi ridicoli inglesi in tenuta color caco sembrano non capire è cosa quattrocento italiani incazzati, presi per i fondelli, con una bramosia di panettone e pandoro da fare impallidire un diabetico sarebbero strati in grado di combinare. Avremmo potuto non solo mettere a ferro e fuoco all’aeroporto, demolire l’intera flottiglia Easyjet di Berlino e farla franca allegramente nonostante le immancabili violenze, stupri e uccisioni di carattere del tutto fortuito che in una situazione del genere non possono non mancare, ma prendendo in ostaggio una qualche bella assistente di volo avremmo preteso ed ottenuto la testa dell’amministratore delegato Easyjet (tale Andrew Harrison) infilzata su di una picca prima del sorgere del sole. Purtroppo, con estremo rammarico delle falangi più estremiste, la situazione si è risolta pacificamente. Per Easyjet. Con la prospettiva di partire, forse, dopo Natale, raccattati altri 4 compagni di viaggio ed avere insultato in malo modo qualunque cosa fosse colorato di arancio nei dintorni dell’aeroporto (con buona pace di una signora russa ed il suo cane Pepe) eccoci all’alba delle 10 post meridiane diretti verso la stazione centrale, o meglio detta Hauptbahnhof. Un signore dall’aria distinta dietro il banco della prima classe, si rivela molto accondiscendente e disponibile a prenotarci un viaggio dalla modica cifra di 177 euro per me, a Lugano, 195 per chi si ferma a Milano e 270 per chi ha avuto la sfortuna di nascere a Roma. Meno male che hanno inventato le carte di credito, così almeno la sensazione di avere il portafoglio più leggero ce la siamo evitata. Eppure nessuno ci (mi) aveva fatto notare che il famigerato costosissimo treno luccicante targato in rosso e bianco Deutsche Bahn sarebbe partito alle 6.30 del mattino di quello che, senza ombra di dubbio, si prospettava essere il 23 Dicembre. E allora che fare? Andare a casa e nel giro di 3 ore risvegliarsi e ritornare in stazione? Dato il postulato che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo, essendo ben sprovvisti della prima e con la seconda che lucidava il binocolo, decisi di passare una notte di veglia in stazione. Fu lì che iniziai ad accrescere i 5 kg che al mio rientro a Gennaio avrei spiacevolmente scoperto adagiati sui miei addominali da tavola. L’unico posto aperto tutta la notte, in quella che si spaccia per la stazione centrale della città più centrale d’Europa, Cristo santo, è il McDonald. Dovete provare l’esperienza per capire cosa si prova ad essere costretti a passarvi dentro una notte, senza essere presi dalla voglia di mangiarsi cinque Krispy McBacon, iniettarsi in vena due litri di Fanta e nel contempo resistere all’impulso di fare a pezzi Ronald McDonald e banchettare con i suoi resti.Parecchi panini tura-arterie, bibite gassate e caffè diluiti dopo eccoci giunti all’ora di partire. L’orologio della stazione ci saluta con il suo bel 6 e qualche minuto e la stazione con un Willkommen in Berlin del tutto poco opportuno, che maleducata.
“Tutti in vettura!” Esclama quella che sembra una guardia giurata in tenuta carnevalesca nel peggior tedesco a ovest dello Sprea. Sarà il berretto rosso, o la faccia da gnomo da giardino, oppure il fatto che agita pericolosamente avanti ed indietro la macchinetta per la carta di credito, ma ci diamo una mossa, mica che questo ci spela altri soldi. Una volta dentro ci arrabattiamo a trovare un posto a sedere su di un treno supertecnologico dove tutto trasuda cotanto sperpero di denaro pubblico che perfino le scritte in braille sono a caratteri luminosi; come se un cieco avesse bisogno di vederli. Ma si sa che i tedeschi sono sempre in buona fede, per cui quei due falsi invalidi dall’accento siculo, dopo essersi scostati gli occhiali neri, ringraziano amichevolmente. Tempo zero ed il coma ci assale... Percorremmo lande desolatamente ghiacciate diretti verso Francoforte e poi verso il sud della Germania, in direzione di Sua Neutralità, la Svizzera. Altresì detta il paese del cioccolato, delle mucche viola (anch’esse fatte di cioccolato), delle banche e della precisione maniacale, la Svizzera non solo si rivelò incredibilmente vuota di mucche violacee, piena di svizzeri affatto neutrali ed attaccati ai loro piccoli tesori bancari, ma anche di dubbia puntualità. Il treno giunse in un punto imprecisato della Svizzera centrale con ben quattro minuti di ritardo: non c’era svizzero che non inveisse contro i tedeschi anche se bisogna riconoscere che non c’era tedesco che non inveisse contro gli svizzeri. Ed in mezzo: io. Sarebbe curioso sapere il perché di tutto questo scaldarsi, d’altra parte mi pare che per un viaggio di 800 km abbondanti quattro minuti siano del tutto trascurabili, a parte le coincidenze. Sarà che sono italiano, ma vedere gente che si insultava in tedesco era molto divertente. Certo, forse non comprendevo e in verità stavano beatamente sbraitando tra loro riguardo al tempo, l’arteriosclerosi e l’increscioso aumento del prezzo dei fagiolini in scatola, ma ad un italiano non può sembrare possibile che la gente si maledica in quel modo per una manciata di minuti, si vede che non hanno mai viaggiato con le Ferrovie Nord. D’altra parte, noi, il quarto d’ora accademico di ritardo/anticipo ce l’abbiamo scritto nel DNA, proprio tra la voce “odia i francesi” e “ama il calcio alla follia” per chi volesse controllare. Sarà che io non odio i francesi (quelli che non mi sputano addosso), mi fa schifo il calcio e amo la puntualità, ma non posso forse chiamarmi italiano? Ci vollero altri due cambi di treno, altri due squallidissimamente lindi regionali svizzeri per raggiungere la agognata meta luganese, dove i miei genitori mi stavano aspettando per ricondurmi in all’amata patria. Dopo 38 ore di veglia, baciavo la Varesina Terra Natia.
*Zzzz*
*POP*
*Yaaaaaahwn...*
*BURP*
Ehm? Si? Dove eravamo rimasti? Ah si: Berlino, aeroporto, stazione, treno, Easyjet fa schifo, Svizzera, Lugano, Varese, Easyjet fa davvero schifo, vacanze di Natale. Tutto chiaro od ho dimenticato qualcosa? Che idiota: Easyjet fa schifo senza ombra di dubbio. Le vacanze passate in Italia sono state piacevoli, nonostante i famosi cinque chili che hanno reso la mia tartaruga addominale, che era già prima girata dalla parte sbagliata, sempre più simile ad un cocomero. Riassumiamo? In quindici giorni ho fatto tutto quello che dovevo fare; parenti, mica parenti, cene e pranzi, tanti bidet per togliermi la voglia, ho chiuso con la banca e l’assicurazione, ho sparso la voce che la mia golf era in vendita, ho imparato a sciare, ho rischiato la vita un paio di volte, ho mangiato due volte la fagiolata. Ed ecco, già l’ora è giunta di salutare la mia amata città natale, con il suo lago inquinato, leghisti da tutte le parti, quell’odore di sterco che la contraddistingue così bene, il Sacro Monte sempre pronto ad accoglierti per un sano pellegrinaggio ed una bella pregata pronti via... Eccomi all’aeroporto in quel del 10 Gennaio 2010 che non dimenticherò mai: cielo terso, nemmeno una nuvola, piacevolissimi 10 gradi. Attendo.
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“Signor Carraro il suo volo è stato cancellato.” Sono diventato idrofobo.
Ma si può essere più sfigati di me? Beh in effetti si. Ho conosciuto un po’ di gente al gate, a quanto pare alcuni, la cui massima aspirazione era quella di farsi un paio di mesi di carcere in Germania, non solo si ritrovavano senza volo in quel di Milano, ma avevano subito molteplici cancellazioni anche in Dicembre. Eh vabbè, mi consolo, c’è chi sta peggio di me. Ci spostano il volo di un giorno intero (non vi dico il capo che è felice come una Pasqua a Natale) ed io, tornato ospite dai miei, mi metto a googolare. E cosa scopro? Le motivazioni ufficiali di Easyjet per alcuni dei voli cancellati nell’arco delle feste e per i quali, ovviamente, non sono previsti rimborsi: EZY4677 il mio, del 22 dicembre: mancanza di assorbenti in cabina EZY4324 Berlino-Budapest: la crew iraniana chiede asilo politico EZY3122 Atene- Bruxelles: epidemia di peste polmonare in aeroporto EZY3122 Praga-Roma: la crew Easyjet si è attardata in una casa di piacere EZY5518 Napoli-Venezia: una hostess si è spezzata un’unghia EZY1689 Milano-Parigi: uno steward si è spezzato un unghia EZY1689 Madrid-Atene: dopo una partita a nascondino tra i membri della crew, il pilota non si fa trovare sostenendo che il decollo era solo un espediente per non farlo vincere EZY8813 Londra-Parigi: la causa sembra essere il battito di ali di una farfalla nel Laos EZY3321 Liverpool-Praga: lo steward ghei si è innamorato EZY5563 Londra-Lisbona: a seguito di un controllo, il pilota è stato trovato sprovvisto di patente nautica
EZY1689 Copenhagen-Monaco: I passeggeri bloccano il decollo del velivolo esprimendo dubbi sulla sua effettiva portanza alare essendo privo di ali. EZY4325 Budapest-Berlino: la crew entra a far parte del Budapest-Drinking-Team EZY2121 Londra-Milano: il solito steward ghei ha perso la verginità anale EZY1789 Barcellona-Parigi: il pilota dichiara alla stampa “Ero io il secondo attentatore a Dallas nel ‘63” EZY1777 Napoli-Salerno: il Vesuvio pare sia eruttato sul più bello EZY2285 Glasgow-Basel: il secondo pilota è in crisi mistica ed idolatra un Dio minore EZY2672 Milano-Liverpool: l’aereo a quanto pare si è nascosto bene, tanto da non farsi trovare EZY5560 Atene-Roma: ad una hostess è morto il gatto EZY5563 Parigi-Venezia: vertenza sindacale per eliminare dal catalogo Easyjet il profumo di Victoria Beckham EZY8879 Madrid-Atene: controllori di volo in panico pre-esame EZY8234 Orio al Serio-Budapest: il Boeing 339 Easyjet pare abbia livrea Ryanair EZY3602 Milano Malpensa-Milano Linate: la crew è stata assunta in cielo con anima e corpo EZY2205 Trapani-Canosa di Puglia: l’aereo non decolla a causa di una partita a ramino sfociata in rissa
EZY1009 Nizza-Budapest: pare si stesse festeggiando a bordo il carnevale ecuadoregno EZY2689 Roma-Monaco: Silvio ha detto no. EZY3469 Liverpool-Liverpool: il pilota (maschio) soffre di depressione post-partum EZY1946 Praga-Praga: dopo il coro “se facciamo l’incidente, muore solo il conducente” intonato dai membri (sbronzi) dell’equipaggio, il pilota entra in sciopero EZY4893 Genova-Budapest: una hostess è in preda ad orgasmi multipli EZY4466 Atene-Budapest: lo steward ghei è stato piantato EZY6834 Roma-Glasgow: un passeggero ha un impellente bisogno di un esorcismo EZY2089 Basel-Palma de Majorca: Easyjet esprime solidarietà nei confronti di Mel Gibson EZY1000 Zurigo-Parigi: l’amministratore delegato di Easyjet, preso da manie di onnipotenza, dichiara guerra alla Svizzera EZY3912 Copenhagen-Nizza: Si vocifera che il giorno del giudizio sia finalmente giunto
EZY2676 Berlino-Venezia: perse le chiavi dell’aviogetto EZY1666 Oslo-Barcellona: la consueta sfida a calcetto tra le rappresentative di piloti ed assistenti di volo si conclude solo dopo i tempi supplementari lasciando sul terreno 4 feriti e due cartellini rossi EZY2121 Stoccolma-Zurigo: un passeggero disimpara ad andare in biciletta EZY9865 Napoli-Oslo: Il pilota soffre di vertigini EZY1473 Malta-Milano: il pilota si crede Gesù Cristo, venuto per la seconda volta a fare proselitismo. Nemmeno gli schiaffi dell’assistente di volo dall’aria omosessuale riescono a scuoterlo dal suo delirio mistico EZY4324 Hogwarts-Oslo: finale di Quidditch, Serpeverde (sponsorizzata da Easyjet) contro Grifondoro EZY4324 Milano-Roma: hostess incinta EZY4325 Milano-Roma: uno steward e lo steward ghei si azzuffano per decidere chi è il padre EZY4326 Milano-Roma: pare abbia vinto lo steward ghei EZY1689 Stoccolma-Malta: gli addetti ai bagagli soffrono della sindrome di Stoccolma EZY4677 Milano-Berlino: una hostess osa bestemmiare, ma essendo nel bel mezzo di una gara di rutti, contravviene agli obblighi contrattuali e viene licenziata in tronco.
Certo, non si può non dire che loro non ti avvertano, prima di partire.
Alla fine ci arrivai a Berlino, aggiungendo 2 ore di ritardo e 30 euro di taxi per raggiungere la mia dimora. Non contento delle mie disavventure, mi appresto a prenotare l’andata e ritorno per Pasqua con la compagnia più arancione in circolazione nei cieli di Europa, come molti dei miei compagni di sventura hanno già fatto. Chi vivrà vedrà. È il 28 Gennaio 2010 ed io sono ancora un forse ex cliente Easyjet, in attesa di rimborso.
“Se qualcosa può andar male, lo farà.” Edward A. Murphy Jr.
Qualcuno si ricorderà il mio post su che cosa combino al lavoro, ormai datato più di un mese fa. Ebbene, dopo due settimane di depressione, frustrazione, pianti, urla ed un pizzico di autocommiserazione, ho risolto i problemi che mi attanagliavano l’anima. Come sono certo sapevate benissimo sin dall’inizio tutti quanti, i problemi erano qui, qui , qui e qui.
Bastardi, voi lo sapevate e non mi avete detto niente. Per colpa vostra ho passato notti insonni, fatto incubi anche ad occhi aperti, ho perso il treno tre volte, sfidato e vinto la morte. Mi è anche morto il gatto. Oggi il mio capo era talmente felice dei miei risultati e di avere realizzato che tre mesi del mio stipendio non erano stati buttati nel cesso, che dopo avere dato una breve occhiata allo schermo, non mi ha detto nemmeno “bravo”. Ma io l’ho notato il luccichio nei suoi occhi; significava “Rispetto”, con la “R” maiuscola, “apprezzamento” e “bramosia di denaro”. O forse era solo il riflesso condizionato al panino alla senape che stava fagocitando?
P.S. Ho intanto tragicamente scoperto che grazie alla coalizione Cristiano-Liberale Tedesca (CDU-FDP, occhio all'acronimo, eh) mi è aumentato lo stipendio di 77 euro netti al mese. Grazie a questi capitalisti borghesi una famiglia di operai tirerà la cinghia per permettere a me di comprare una bella reflex nel giro di un annetto :V Grazie, Tedeschia!
Se elimini l'impossibile quello che rimane, per quanto improbabile, è la verità.
Ho deciso di raccontarvi una storia. Come tutte le storie che si rispettino inizia con un bel “C’era una volta...”
C’era una volta un Bambino Grasso ed ingenuo, ma talmente ingenuo da non sapere ancora di essere né grasso né tantomeno ingenuo, infatti oltre ad essere di una magrezza quasi impressionante, si destreggiava spigliatamente tra le sue coetanee, facendo stragi di cuori e mattanze di occhi da cerbiatto. Essendo un bambino, e non avendo ancora avuto le turbe psichiche dell’adolescenza, degli ormoni, delle ragazze e tutto il resto, non lo si poteva affatto considerare affetto da un qualche disturbo dell’alimentazione: mangiava abbondantemente, beveva quanto bastava, faceva la cacca regolarmente, ma non riusciva a fare accrescere quello strato adiposo che alcuni suoi coetanei cullavano così dolcemente. Non che a lui importasse gran ché, ma il ciccione nascosto dentro di lui scalpitava e impazziva dal dolore, sbraitava e imprecava (acciderboline e ciribiricolccole) bramando un giorno di riuscire a conquistare la libertà di quel corpo pelle ed ossa. Erano gli anni ottanta, la seconda metà, quando il mondo era ancora diviso tra buoni e cattivi e nonostante non si sapesse con chiarezza distinguere quali fossero (i buoni ed i cattivi intendo), gli schermi televisivi più convessi che mai mandavano in onda sogni in forma di cartoni animati giapponesi, la Commodore spopolava con il suo 64 e con un Amiga che ai ventiseienni di oggi ha insegnato l’assuefazione per l’informatica e l’amore per la tecnologia. Le giornate scorrevano lunghe e senza fine, le settimane duravano mesi per poi tramutarsi in battiti di ciglia quando ci si fermava a riosservarle. D’Autunno si sognava con ansia un Natale finalmente nevoso e per tutto il resto dell’anno quelle quattro settimane di oratorio estivo erano l’unica meta agognata, dove il tempo per la noia era così risicato che con quella banconota con il volto di Galileo datati da tua madre la mattina, si poteva comprare un gelato e venti caramelle o spenderla tutta in cicche, per trovare le figurine mancanti di Poggi e Volpi che nessuno aveva mai nemmeno visto lontanamente con il binocolo.
Intanto il ciccione che è in ogni individuo, si anche in voi, si dimenava: “Perché mangi tutte quelle caramelle e merendine e non mi concedi la libertà?” ma il Bambino Grasso Che Non Sapeva Ancora Di Esserlo non lo ascoltava, anzi non lo sentiva nemmeno, talmente si crogiolava nel suo autocompiacimento dell’essere smilzo. Passò qualche anno che il Bambino Non Ancora Grasso trascorse tra alti e bassi, lunghi e stretti, spessi e sottili, senza mai ascoltare il ciccione che era in lui, non dandogli la minima chance, la minima aspettativa, la minima briciola di pasticcino.
Fu così che una sera, dopo l’ennesima iniezione di penicillina in una partita contro gli Orecchioni vinta in extremis per 2 a 1 con un calcio piazzato allo scadere, il ciccione prese il controllo: la guardia era abbassata, il Bambino Magro era spossato per la malattia o semplicemente pensava per un momento a quanto era bella la vita da non-grasso facendo progetti per tentare di conquistare il mondo. Il Ciccione, con un’abile e scattante manovra indegna dei suoi quasi 100 chili, relegò il Bambino Magro nel suo più profondo subconscio, incominciando a ingurgitare tonnellate di merendine del Mulino Bianco, quintali di Nutella, chili e chili di pattume, perdendo interesse per le bambine, lo sport e quasi tutte le relazioni interpersonali. Il dominio incontrastato di questo despota adiposo ebbe in questo modo inizio. Vorrei poter dire che il Bambino Magro fosse in qualche modo consapevole del suo stato di “non essere più”, ma la prigionia, insieme ai troppi zuccheri fagocitati, mandano il cervello in pappe, il pancreas al creatore e nemmeno la consapevolezza di avere le tettine poteva smuoverlo dal suo torpore. Ai primi giorni seguirono i primi mesi come ai grammi seguirono i chili di sovrappeso; con il passare degli anni i colori della vita sbiadirono intorno a lui: tutte le sfumature del rosso e del giallo persero calore, il blu e l’indaco si tramutarono presto in cineree alterazioni di quello che erano stati un tempo; quando anche il verde e l’arancione persero il loro significato di esistere, al Bambino Grasso non rimasero altro che il bianco ed il nero. Ormai il numero dei menti somigliava sempre più alle pieghe di una fisarmonica; l’addome, ormai simile a quello dell’omino Michelin, cascava sopra dei pantaloni larghi abbastanza per farci entrare il proprio padre; la schiena si incurvava e le ginocchia faticavano a reggere cotanto peso adattandosi in pieghe malsane. A sua discolpa, Sua Grossezza il Lord dei Prosciutti non era del tutto stupido, anzi era ai livelli di intelligenza del suo prigioniero sottopeso; era curioso, imparava alla svelta e faceva galoppare la fantasia ad una velocità impressionante. Forse è per questo motivo che il suo dominio incontrastato durò così a lungo, è risaputo infatti che nessun sovrano mantiene il potere senza una buona dose di arguzia, intelligenza, sprezzo del pericolo e una scorta semi infinita di Tegolini del Mulino Bianco. Il suo impero infatti passò indenne attraverso i moti rivoluzionari della Pubertà, i sussulti della prima Adolescenza, tenendosi ben lontano dalle delusioni amorose, dalle ragazze ed a volte anche dagli amici con l’unico fine di preservare il potere.
Gli anni delle elementari volarono bassi tra frutta candita, cioccolate con panna ed il termine della Prima Repubblica; quelli delle medie si librarono senza apici di sorta a parte le elezioni del ’96 di cui si pagano i gli errori ancora oggi, ed in un ITIS sperduta tra Comasco e Varesotto, il periodo delle superiori volava pindaricamente tra una nuova Europa e la Genova del G8.
Una sera però, il vento cambiò. Ed esso non portava più con se né le fragranze della giovinezza, né i sapori del cibo ipercalorico, ma solo una nuova brezza di consapevolezza recondita e nascosta e repressa che raggiunse le oscure segrete in cui il povero Bambino Magro era rimasto rinchiuso per più di dieci anni. Il vento porta sempre con se un consiglio, per chi lo sta ad ascoltare, che sia un “mettiti il cappello che fa un freddo gatto” o “metti in piedi una Rivoluzione d’Ottobre”, poco importa. Sta di fatto che durante quella notte, il nostro eroe fuggì dalle segrete in cui per più di un decennio era rimasto rinchiuso. È una storia emozionante, ricca di colpi di scena, un paio di flashback, il maggiordomo immancabilmente colpevole ed un finale a sorpresa che coinvolge un prete, un viados ed il Governo Cantonale Svizzero, ma non è questo né il luogo, né il tempo per raccontarla. Era ormai mattina quando, sfruttando le eccessive attenzioni di una guardia obesa per il proprio rumoroso deretano, quell’individuo che era stato il Bambino Magro si intrufolò nella sala del trono. Nascosto dietro i sontuosi tendaggi, passando accanto ad arazzi variopinti e quadri di vecchi canuti, poteva intravedere il monarca curvo sotto il peso dei suoi chili e spossato dal troppo cibo fagocitato. Gli occhi erano ancora vispi e sognanti, ma lo sguardo non sembrava felice né famelico, solo stanco, e quando incrociò quello del Magro Che Era Stato Un Bambino, con un sorriso sulle labbra Messer Porcello si dissolse in una grassissima bolla di sapone, lasciando dietro di se null’altro che un olezzo di strutto. Ed il Ragazzo Magro capì. Capì che il Grassone era sempre stato dentro di lui, che non erano nient’altro che la doppia faccia della stessa medaglia,la stessa metà di pandoro, i due culi dello stesso salame e che nessuno dei due poteva vivere senza l’altro in una eterna alternanza, in un eterno braccio di ferro tra bene e male, tra libertà dalle calorie e schiavitù dei dolci, tra obesità ed anoressia. Ancora oggi l’Uomo Magro vive felice della sua magrezza, senza mai dimenticare quello che fu venticinque chili or sono, senza perdonare il bambino Grasso per avere, in un giorno così lontano, preso il controllo della sua vita. Senza perdonarlo per avergli fatto rimpiangere gli anni sprecati o rimordere le occasioni perdute, colui che fu il Bambino Magro ogni tanto, oggi, permette al grassone che è in lui di spassarsela per qualche minuto con un po’ di cioccolata o una scorpacciata di pane e formaggio, ed è ancora alla ricerca di una Donna che magari possa condividere con lui i ricordi di una infanzia trascorsa da Bambina Grassa.
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