Sunday, September 11, 2011

Berlino al voto!


Consigli elettorali disinteressati ai connazionali emigrati per le elezioni del 18 Settembre 2011 a Berlino.

A Berlino, in tempo di elezioni, se ne vedono di tutti i colori. Qui non bastano i partiti più grandi: i rossi dell'SPD, verdi dei Grüne, blu della CDU, quegli FDP dei gialli, altri f.d.p. neri dell'NPD e la sinistra che qui, pragmaticamente si chiama "Die Linke". Non bastano, dicevo. Perché se noi italiani ci lamentiamo delle liste civetta, di quelle gufo alla Harry Potter, dei partiti nati oggi e morti l'altroieri, del partito di Pannella e di quello di Mastella (io ho rimosso come si chiamava, lo giuro), qui in Germania, per le elezioni amministrative, se ne vedono di tutti i colori, forme ed idiozie. Il 18 Settembre nella città di Berlino si voterà, non solo per la Bundesland (lo stato federale di Berlino), ma anche per le amministrative della città, alle quali l'illuminato Bundesregierung permette anche agli stranieri di partecipare.

Insomma non c'è che l’imbarazzo della scelta, ed io, da buona bestia italica, mi ci butto a pesce. Non essendo il mio voto importante visto che non sono dotato di senso civico tedesco (non me ne frega una sega, va bene?) posso votare senza cognizione di causa per quello con il nome più bello, il simbolo più colorato, la candidata più avvenente o il più abile corruttore. Ecco tra cosa si può scegliere!

(1.) SPD – Sozialdemokratische Partei Deutschlands - Partito Social Democratico di Germania (con il vecchio sindaco Klaus Wowereit al quale alcuni simpaticoni appiccicano baffi Hitleriani…)



(2.) CDU – Christlich Demokratische Union Deutschlands - Unione Cristiano Democratica di Germania
(3.) GRÜNE – Bündnis 90/Die Grünen - Alleanza Verdi
(4.) DIE LINKE - La Sinistra
(5.) FDP – Freie Demokratische Partei - Partito Liberale Democratico
(6.) NPD – Nationaldemokratische Partei Deutschlands - Partito Nazionale Democratico di Germania (questi sono Nazi)
(7.) Tierschutzpartei – Partei Mensch Umwelt Tierschutz - per la protezione dell'ambiente ed i diritti degli animali (un partito da cani)
(9.) BüSo (il nome dice tutto)
(10.) ödp – Ökologisch-Demokratische Partei – Ecologico Partito democratico (altro che Vendola)
(11.) PSG – Partei für Soziale Gleichheit – partito socialista equalitario, con i colori sociali del Paris Saint Germain
(13.) Die PARTEI – Partei für Arbeit, Rechtsstaat, Tierschutz, Elitenförderung und basisdemokratische Initiative - IL PARTITO - partito del Lavoro, della legge, benessere degli animali, di iniziativa di base democratica e di promozione elitaria.
(15.) BIG – Bündnis für Innovation und Gerechtigkeit - Alleanza per l'Innovazione e la giustizia
(17.) pro Deutschland – Bürgerbewegung pro Deutschland - per la Germania - Movimento cittadino per la Germania
(18.) DIE FREIHEIT – Bürgerrechtspartei für mehr Freiheit und Demokratie – LIBBBERTÀ- Partito dei diritti civili per una maggiore libertà e democrazia (questo è molto alla William Wallace di Braveheart)
(19.) ddp – Deutsche Demokratische Partei - Partito democratico Crucco (Veltroni…)
(20.) DKP – Deutsche Kommunistische Partei - Partito comunista Crucco (Bertinotti…)
(21.) Deutsche Konservative – Deutsche Konservative Partei – Conservatori, conservativi e conservati in naftalina
(26.) PIRATEN – Piratenpartei Deutschland - Partito Pirata della Germania

Quattro partiti competono solo in singoli distretti:
(8.) APPD – Anarchistische Pogo-Partei Deutschlands - Pogo partito anarchico della Germania
(14.) B – Bergpartei, die „ÜberPartei“- Partito montagna, il "bipartisan"
(22.) FAMILIE – Familien-Partei Deutschlands - FAMIGLIA - Family Party di Germania (una costola dell'italico MOIGE)
(27) UNABHÄNGIGE – Unabhängige …für bürgernahe Demokratie - indipendente ... per la democrazia locale

Ce ne sono poi altri, in tutto 34, che possono competere per le elezioni circoscrizionali. Mica cazzate.

In ogni caso qui si rasenta l’idiozia. Dico io, il partito Montagna. Ma chi lo vota, Messner? E quelli del POGO? Va bene “Anarchia l’unica via”, il pogo non sopperisce ai bisogni del paese, né della minoranza di punkabbestia coi cani al seguito. C'è poi IL PARTITO (che manco fossimo in un orwelliano 1984) che combatte per una fantomatica promozione elitaria, per i cani, la legge, il lavoro… Peggio del manifesto elettorale del PdL. Restando in tema di cani e punkabbestia, essi rientrano nella categoria di elettori nel mirino del Partito Animalista. La cosa si commenta da sola, specialmente perché ci sono in giro cartelli elettorali che inneggiano a maggiori diritti ai porci, e meno agli esseri umani. D’altra parte i suoi dirigenti perderebbero una partita a ramino contro un pidocchio. Da annotare tra i partiti che meritano di essere sotterrati da una montagna di letame, il BIG; il partito dall’acronimo meno azzeccato della storia federale che si impone innovazione e giustizia, ma se ne sbatte di tutto il resto (specialmente degli animali).

Inutile dire che nonostante la posizione a metà classifica, il partito del Büso (e la dieresi accentua ed enfatizza il concetto, se necessario) ha attratto la mia attenzione! Con un nome così, con un obiettivo così importante, come il buso, per noi Giovani, come fare a non dargli fiducia? Già mi immagino garrire al vento la bandiera dell’amore di Elio e le Storie Tese e schiere di Giovani inondare le strade cantando la ben nota musichina:

Viva il contatto tra lingue differenti,
viva il contagio che genera degenti,
viva il limone che è frutto prelibato,
viva l'imene che e' brutto lacerato.
Docce chiare, docce scure, teenage animal contemplo, baby busen fermo posta più un barile di vasella.

Ed invece no, si presentano con sta faccia qua:



Ed un messaggio elettorale in chiaroscuro, cito:

Nach einem Brüsseler Vertragsentwurf, den Bundesfinanzminister streng vertraulich an ausgewählte Finanzpolitiker weiterreichte, seinen Fraktionskollegen jedoch verschwieg, sollen die nationalen Parlamente die Zuständigkeit für die Entscheidungen über die Euro-Rettungspakete per Generalvollmacht an den EFSF abtreten: Anstatt die faulen Schulden der Spekulanten durch ein Trennbankensystem zu beseitigen, wird die Demokratie geopfert.

Che tradotto per l’italico volgo:

L'abuso dell'uso del Buso, porta al disuso dell'uso del Buso.

Non so a voi, ma se il nome è tutto un programma e sebbene i loro cartelloni elettorali lascino poco all’immaginazione su quale buso intendano sderenare alle banche, il programma elettorale fa sorgere in me seri dubbi morali nonché deontologici sull’abuso che il partito farebbe del buso, qualora uscisse trionfante dalle elezioni portando al disuso del buso. Io non voglio smetterla di usare il buso, né farlo andare in disuso! Infatti, come spesso ricordato da Elio, per noi Giovani, Buso è importante; mi manca, finisco l’album! Altro che Facchetti!



Invotabile, almeno per me. Ma le alternative già veleggiano all’orizzonte! Sono vele nere, su di uno scafo rosso scarlatto. Sono i PIRATEN!
Partito di azione marittima e di formazione contemporanea, i pirati si presentano al popolo solitamente muniti di bandana (o cappellaccio), un arto mancante (dente, occhio, mano, piede, seno, pisello...), blasfemie degne di questo nome e sete di sangue da placare facendo scorrerie (scorreggiando?) per le coste marinare (o del laghetto sotto casa). Qui a Berlino sono capitanati da Euron Schnellich conosciuto dai suoi acerrimi nemici della marina inglese come "occhio di corvo" per la sua innata capacità di non riuscire a distinguere un nichelino da un doblone d'oro. Altro candidato al trono berlinese è il suo nostromo, Hermus Mähller, uomo degno di fiducia come lo sarebbe una puttana di insegnare catechismo. Tra le liste elettorali merita, poi, un encomio speciale la piratessa Kathrinne May detta Bertha labbra-di-tuono, famosa perché usa macellare, divorare ed evirare ogni suo singolo partner, che, conoscendo la sua perversione, consiste quasi sempre in un esemplare di razza bovina, equina o caprina.


Il manifesto politico del PIRATENPARTEI si riassume molto concretamente in tre punti fondamentali:

1_ su ogni nave (Bundesland) il capitano è un Re
2_ più rum per tutti
3_ giro di chiglia per i traditori!
4_ divieto assoluto di portare archibugi sottocoperta

Pragmaticamente corretto, specialmente il 4 dei 3 punti. I pirati, si sa, hanno difficoltà in aritmetica.
La sede dei Pirati berlinesi non poteva che stare saldamente ancorata sulla Sprea (il fiume che scorre attraverso Berlino, n.d.a.). È molto modesta, d'altro canto i pirati vivono solo di scorribande e le uniche imbarcazioni che possono assaltare qui in città sono i battelli guardati a vista da temibilissimi turisti giapponesi.



La ciurma vanta non meno di 1000 iscritti solo a Berlino e, sebbene la necessità di una bagnarol... sede! ... sede più grande sia impellente, i pirati non nutrono dubbio alcuno e puntano certi la prua sulla prossima vittoria elettorale che garantirà loro copiose scorte di rum, pesce salato per l'Inverno e prostitute di alto rango nei migliori porti franchi.
Quindi, suvvia elettori: se le vostre scorte di rum scarseggiano, se il governo inglese vi oltraggia con la sua presenza sui mari, o se avete avuto un parente appeso per il collo per un onesto lavoretto di contrabbando, votate, votate, votate per il PIRATENPARTEI DEUTSCHLAND! PIRATEN WÄHLEN!







Sometimes a man is faced with the right thing to do and the wrong thing to do. And he only misses it by one.

Sunday, September 04, 2011

Silvio caro...


Vista la crisi, in barba al volere popolare, oggi muore l'articolo 18.
Ecco l' Homepage del Corriere della Sera.



Mi è venuta voglia di dedicare a Silvio una lode.




Silvio caro, mio piccolo grande amore
ci stai rubando le 40 ore.
Tu che fai tutto in quattro e quattr'otto
elimina il buon vecchio articolo 18.
Già che sei senza coscienza,
leva di torno la contingenza
e visto che sei senza pietà
rubaci pure l'anzianità.
Occorre di certo migliorare la situazione,
togli di mezzo la liquidazione,
perciò, se vuoi fare le cose serie,
lasciaci del tutto senza ferie.
Sappiamo che l'inflazione ancora dilaga,
dai, fregaci per intero la busta paga!
E perché non indispettire i sindacati?
Aumenta ancora i disoccupati!
Se deve essere una amara medicina,
quadruplica il costo della benzina,
in più, son sicuro ne andresti fiero,
se ci tassassi il ricovero ospedaliero.
Sguinzaglia pure tutti i tuoi veltri
e promuovi al TG1 Vittorio Feltri.
Se poi si rischia la libera informazione
togli il bavaglio a Capezzone
e con Letta al Quirinale
ci appronteremo al funerale
della Patria, della Democrazia,
a cui avete già dato il foglio di via.
Avendo bisogno di un lieto fine,
facci pagare fino all'ultimo le medicine,
nondimeno, per evitare ulteriori danni,
mandaci in pensione a 90 anni.

Monday, August 22, 2011

Come argomentare ad un ecclesiastico.


Ricordo che smisi di mettere piede in chiesa alla veneranda età di undici anni. Ero ancora un baldo giovine, ma avevo già imparato sulla mia pelle i controsensi ed i vizi della vita da credente. Ogni Domenica, sotto la spinta di mio padre ed inforcato il mio velocipede a pedali, solevo raggiungere i miei compagni di avventure; sul sagrato della chiesa e, una volta conclusasi la messa, mi divertivo a ridere e scherzare con i credenti della mia generazione. Ogni immancabile Domenica, però, mi attendeva il compito più arduo, che metteva a prova la mia fantasia fino all'ultimo neurone. Mi aspettava la giustificazione. Una sorta di Sacramento, esule dai testi sacri, che si ripeteva ad ogni festa, di cui io ero vittima ed il mio buon parroco era il carnefice. Finito il rito, infatti, egli scendeva dal pulpito ed una volta riposto l'abito talare, congedati i chierichetti e contato i soldi delle laute mance, il buon vecchio Don raggiungeva il suo gregge in piazza, parlando, salutando, consolando tutti ed interrogando me.

"Emanuele! Mi fa piacere vederti!" solitamente esordiva in questo modo, per poi proseguire con un affondo al costato: "Hai dormito bene stamattina?". In fondo, anche se non avrei dovuto interessarmi minimamente dell'opinione di un 65 enne frustrato dal poco sesso e dalla impossibilità di avere una donna, era un buon diavolo e per la gente intorno a me era una istituzione. Ma me la faceva pesare, quasi fosse una colpa stare lì, fuori da messa ad incontrare i miei amici. Eppure io avevo tutti i sacramenti che la mia tenera età mi permetteva di collezionare! Sebbene nessuno avesse chiesto la mia opinione era come se avessi in fronte un album con le figurine attaccate: cresima, battesimo, comunione... Nella mente del sacerdote ero una pecorella smarrita, ma non capiva che io di quel gregge non ne volevo fare parte. Ero una pecora nera, cercavo i miei simili e ogni tannto facevo di tutto per ingrigire almeno un po' le candide pecorlle del gregge del Signore. E quindi il non essere andato a messa si tramutava in una colpa, agli occhi della comunità, e l'incontrare i miei eguali a giochi fatti, pareva un trucco bieco, nefando per gioire della loro compagnia senza pagare dazio al Signore Dio loro.



Eccolo qui, è lui, il prete del mio paesello, che sfodera il suo fumante e nodoso indice accusatore. Quando il tanto temuto interrogatorio si avvicinava, mi pareva quasi di sentirla nell'aria; mi si rizzavano i peli sul collo quando il suo sguardo si posava sulla mai nuca e quella mia specie di sesto senso mi metteva le ali alle terga. Mi eclissavo, sparivo nella calca di vegliarde intente a sparlare di questo e di quello, mi nascondevo dietro gli angoli o ne approfittavo per fare incetta di acqua santa per le mie messe nere. Mah in verità erano più che altro grigiastre, pare che l'acqua santa non bruci a dovere. Ma questa è un'altra storia.

Le volte che poi il buon diavolo mi braccava le terga volanti, mi rimpicciolivo nel mio io e farneticavo risposte balorde e scusanti fantasiose sebbene contravvenessero ad almeno 8 dei 10 comandamenti. Sarà forse per questo, per il fatto che sapeva riconoscere una battaglia persa oppure intristito nel continuare a vedere la mia pena e la mia vergogna durante l'interrogatorio, che il buon prete smise di chiedere chiarimenti quando non mi vedeva alla santa messa. Eppure vorrei che me lo chiedesse ora, avrei la risposta giusta, non si sognerebbe più di procedere con domande inopportune:

"Sa, Signor Curato... Ieri è stata una serata impegnativa; siamo usciti a mangiare e dopo esserci riempiti la pancia fino a scoppiare abbiamo inforcato la macchina che il terzo limoncello non aveva ancora lasciato l'esofago. Siamo partiti verso mezzanotte alla volta della discoteca più laida e trasgressiva della zona. 50 neuri per entrare, ma era un all-inclusive ed abbiamo tazzato come i matti. La serata era un po' fiacca, nonostante ci fosse figa da tutte le parti, ma un paio di redbull ci hanno dato la carica giusta e tutta quella taurina mi ha fatto l'effetto di un viagra. Ero eccitato come una moffetta ed ho conosciuto due ragazze che ballavano come scatenate. Non so, avevano un qualcosa di particolarmente intrigante, saranno state le minigonne giropassera, l'assenza di biancheria intima o il fatto che si dessero l'un l'altra casti baci con la lingua, che me le sono fatte tutte e due. Una di loro, pensi un po', Don, aveva anche il fidanzato! Dopo essere andata a recuperarlo in giro per la pista, mi ha cortesemente, con un fare alquanto intimidito, chiesto se volessi accompagnarla a casa insieme al suo ragazzo. Non volevo assolutamente andare a casa sua, con il suo ragazzo poi!!! Allora abbiamo optato per la mia cameretta, quella di fianco alla camera dei miei, ha presente? Poco prima di arrivare ho fatto una chiamata al mio pusher di fiducia che mi ha fatto trovare nella cassetta delle lettere una bustina di coca (me la doveva perché l'ho tirato fuori da un gran brutto guaio con il governo cantonale svizzero). A quel punto abbiamo pippato ed abbiamo fatto l'amore in tre. Lei godeva come una vacca da monta e urlava come solo una prostituta brasiliana sa fare (ha presente, no?) Sono stato si attivo che passivo, ed ovviamente non abbiamo usato nessuna precauzione (so quanto ci tiene la Chiesa), ma è stata una serata indimenticabile. Oggi proprio non me la sentivo di svegliarmi prima di mezzodì per venire a messa, nonostante ieri sera pensassi continuamente alla sua Funzione ed a quanto mi sarebbe dispiaciuto perderla. Ma, d'altro canto, ieri sera ero dello stesso avviso anche nei riguardi della verginità anale...."

Forse, però, opterei per fare di nuovo la scena del provare vergogna e biasimo per me stesso, in fondo una guerra non può essere combattuta senza onorare il proprio avversario.


"Badati dal prete!"

Friday, August 12, 2011

Tutto il mondo è paese

Inflazione in Germania: 2.3%. Tasso di interesse massimo ottenibile su un capitale vincolato giornalmente in banca, dettato dalla Bundesbank: 1.5%. Non essendo la matematica un'opinione: 1.5%-2.3%=-0.8%. Facciamola più complicata:


Io non mi fido mica, eh... 15‰-23‰=8‰ che è quello che lo Stato Italiano da ogni anno alla Chiesa Cattolica. Quindi se io ho 10kilo-euri in banca e li vincolo giornalmente (significa che se oggi voglio trasferire i soldi su un altro conto, lo posso fare solo da domani), solo per il fatto che questi sono in banca, perdono già l'8‰ del loro valore. Ergo ogni anno sono l'8‰ più povero.
Il tutto, come spesso succede, si riduce ad una funzione esponenziale del tipo

Di solito le funzioni esponenziali sono simpatiche e divertenti. Perché? Perché di solito ha questa faccia qui.



Sebbene un esponenziale sia tangibile, concreto, palpabile, come l'amore verso la vostra mamma, non ci vuole un genio per capire che, se esso fosse legato ai vostri soldi, sarebbe alquanto attraente, bello e addirittura interessante. Il Principe Azzurro della situazione, per intenderci.
Se ciò corrispondesse a verità, imponendo un capitale iniziale di 10kilo-euri con un bell’interesse dell'1.5%, la base dell'esponenziale è violentemente maggiore di uno, ed io, nel solo giro di 100 anni mi ritroverei con un bel +45000€ sul mio conto bancario.
Come in ogni fiaba che si rispetti, però, il nostro amico esponenziale diviene intrinsecamente malvagio, ambiguo e laido. Ovvero un'esponenziale decrescente!



Non indugiate sulla linea, l’ho fatta un po’ pelosa perché so che a voi piace così.
Certo, ci vuole un tempo >= 5kilo anni prima che il mio capitale sia ridotto al nulla. Beh, direte voi, è un tempo relativamente lungo rispetto alla tua vita mortale che probabilmente si concluderà alla veneranda età di 55 anni per una malattia incurabile all'osso del collo causata dal temibile virus mutante il cui nome scientifico è "vaso di gerani dal quinto piano".
Ebbene a me girano in ogni caso i testicoli. Chi si ruba i miei soldi? C'è forse qualche pretaccio avaro che di nascosto plagia banchieri in tutto le Bundeslände e si intasca il mio 8‰ per comprarsi la macchina, stuprare bambini in Africa o comprare costosi monili dorati?
Oppure è forse che ci stanno piano piano sderenando il deretano?



Non è purtroppo finita qui. In Germania si tassano le rendite finanziarie. Quanto? Un buon 30%. che per gli opinionisti della matematica (o per i Luminari delle Confetture) corrisponde ad un 30‰. Quindi il tuo +1.5% annuo diventa +1% che sommato (algebricamente) al -2.3% di valore che perde ogni anno il tuo maledettissimo denaro, si ha -1.3%.
Quindi, prima le banche usano il tuo denaro per guadagnare altro denaro, dandoti il contentino dell'1.5% che equivale ad un -0.8%, poi arriva lo Stato che ti “inculca” un altro buon -0.5% sul tasso di interesse.
Meglio di niente, direte voi. No: è come preferire un calcio in culo ad una randellata sulle gengive. Poco importa se uno sia più o meno doloroso dell'altro, se poi c'è sempre qualcuno che alla fine ti sputa pure in faccia.
Certo, sarebbe bello che il nostro potere d’acquisto aumentasse con il passare del tempo, saremmo tutti più ricchi, giovani, felici, entusiasti, probabilmente gai.
Ma se io non faccio niente, manco mi muovo e di miei soldi vengono risucchiati in un vortice spazio-temporale, chi devo incolpare per questo? Poi mi è arrivata una voce all'orecchio sinistro: è colpa di una entità malvagia nomatasi Mercato e dei suoi sostenitori che ci vogliono fare credere che esso si regola da solo. Ma chi è mai, poi, 'sto Mercato? Qualcuno lo ha mai visto in faccia? Perché la sua mamma ha voluto dargli un nome tanto ridicolo? Come mai questo fa quello che vuole da sempre ed io, quando avevo la sua età, se facevo il bullo e rispondevo male, mi prendevo una sarabanda di sganassoni e andavo a letto senza cena?
Vorrei proprio vederli in faccia, io, quei genitori lì, sciagurati senza coscienza. In fondo, basta googolare ed eccoli qua, i colpevoli lombi infuocati che hanno concepito cotanta scempiaggine:



Certo che con delle facce così... Cosa ci si può aspettare da una madre detta "Lady di ferro" ed un padre soprannominato "Teflon"? Forse solo l'utopia liberista che il Mercato si dia un’autoregolata, metta la testa a posto, sposi una brava ragazza e non fagociti i propri figli più deboli per sfamare quelli più furbi.
Ebbene, io, dopo avere scoperto come gira il fumo, a forza di chiedermi "Perché? Perché? Perché?", non ci ho dormito per due settimane. Vedete, il problema mio è che ho tre brutti vizi: chiedermi il perché delle cose, tentare di trovarne una risposta ingegneristicamente corretta ed un innato cinismo cosmico che so mi porterà alla tomba.

La Lubranica domanda sorge spontanea: ma se l'economia va a rotoli, la gente non ha lavoro, e qualcuno mi dice che i miei soldi valgono sempre meno ogni giorno che passa, la colpa di chi è? Del Governo, direte voi; di Dio, dicono gli altri; della fisica, dico io. E non mi riferisco alla mia compagna di università detta “la Fisica”, un po’ perché faceva ingegneria fisica e un po’ per il suo corpo snello e atletico ed una quarta di reggiseno È proprio la fisica (quella vera) che non ci assiste. Ce lo dice chiaro e tondo, ce lo sbatte in faccia come una torta alla panna e noi non possiamo fare nient’altro che leccarne i dolci rimasugli (della Fisica intendo). In fisica esiste, infatti, una cosa che si chiama Entropia, per gli amici Escotroia.
Grandezza sempre positiva, in parole povere essa misura il grado di disordine di un sistema. Ora: pensate ad un sistema a caso: l’Universo. Uhm… un po’ complicato. La Terra! Mmm… troppo esoso. Ok, la Germania; e per i numerosi studenti di Scienze della Comunicazione che ci leggono, rendiamo le cose meno complicate: pensate alla vostra cameretta, compresa di Barbie e peluche e tutto il resto. Esiste una legge, scoperta da un Signor Scienziato un paio di cento anni fa dopo una nottata a base di rhum e cocaina, che asserisce: l’entropia di un sistema aumenta sempre. Ovvero, il grado di disordine dell’Universo tende sempre ad aumentare; per uno dei miei amici scienziati della marmellata la possiamo porre sotto un altro punto di vista: non importa quanto riordiniate la vostra cameretta, vostra madre vi romperà sempre i cosiddetti. Ok, un bigotto cattolico riassumerebbe il tutto in un casto “memento mori”, e l’uomo della strada assocerebbe l’entropia con la veridicità della Legge di Murphy.

Ebbene quindi TUTTO va ed andrà sempre peggio, ce lo dice la fisica; la Galassia sta decadendo (per gli amanti di Asimov); Dio è morto (ai bordi delle strade).
Ed allora mi chiedo che senso ha la vita, l'universo e tutto il resto. E 42 non mi basta più come risposta! Meno male che lascerò questo mondo a 33 anni, autocrocefiggendomi, autotradendomi, autorinnegandomi tre volte prima che il sole sorga e autoresuscitandomi il terzo giorno. Lascerò uno stuolo di fedeli che spargeranno la Parola contenuta nel blog sacro, conquisteranno potere, onore e gloria in mia vece e finiranno per essere mafiosi corrotti, corruttori e pedofili nel giro di un paio di mille anni.




"Spess, chi un servizi al ga rendü, vegn pagàa a pescià 'n' del cü"

Friday, July 15, 2011

London


..."Bridge is falling down, falling down, falling down…" come direbbe un gaio attentatore dinamitardo all'indomani del suo colpo grosso al Tower Bridge.

Lo scorso weekend fui a Londra.
Perché ho usato il passato remoto? Non lo so; secondo il luminare iracheno Fadhel Al-Said pare che sia il primo segno di squilibrio mentale, invidia del pene e pancreatite acuta. Parola del più famoso astrofisico teorico del Medio Oriente! Geocentrista convinto, dopo avere affermato che la Terra è piatta, impone il suo imperativo secondo la geniale intuizione scientifica che "il sole gira intorno alla Terra perché è più piccolo del nostro pianeta, come è evidente nei versi del Corano". Fosse vissuto in Italia, probabilmente ora sarebbe Segretario Generale del PdL.

Non ponendomi il problema di cosa direbbe il buon Al-Said sullo sperpero di trapassati remoti:
fui stato a Londra il weekend scorso; questo è quanto.

Ospite di un amico, a spese dell'azienda, ho visitato la più grande metropoli europea. Per chi dissente, Istanbul pare essere ancora intenzionata a stare in Asia insieme al suo stato.
Ma conosciamola meglio la nostra Londra:
Londra è una ragazza timida, di origini romane. Ha circa 2000 anni portati benissimo e un passato burrascoso. Prima capitale di provincia romana, poi diventata feudo, è da un migliaio di anni sede di re e regine. Capitale di un impero dominante tutti i Sette Mari, Londra ha ceduto le sue ambizioni ad altre superpotenze negli ultimi tre secoli, ma sa sfoderare ancora il suo fascino tradizionalista ed il suo humor, tipicamente inglese, per flirtare con un qualsivoglia bello straniero capitato per caso nei paraggi.
Nostra Signora del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord è un po' pienotta, con i suoi quasi otto milioni di abitanti, ma i suoi chili di troppo li porta benissimo: tutta tette e culo piuttosto che fianchi e panza.
Ha i capelli bruni e gli occhi chiari, si preoccupa parecchio dell'apparenza e l'accoppiata trucco pesante con minigonna giropassera per andare in discoteca sono un "must" per il Sabato sera, seppur preferibile solo ad una sana pinta di “ale” al pub sotto casa, dopo il lavoro.
Che dire di lei? Verrà da me ricordata per i chilometri percorsi in lungo ed in largo, a piedi e non, per visitare le sue mirabolanti bellezze, complice un tempo per nulla britannico.





Partiamo dall’itinerario: il mio programma era banale. Nei circa 2.5 giorni tra atterraggio e partenza per Ringwood (ma ci arriverò più tardi) avrei voluto vedere questi posti.



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Ah dimenticavo: avevo anche il desiderio di dormire qualche ora, di notte. Devo dire che ce l’ho quasi fatta, a dormire intendo, ma ho dovuto tralasciare il British Museum, quello della RAF, Greenwich e dare solo uno sguardo a Trafalgar Square, visto che la sera che ci sono passato era stata data in prestito a tanti canadesi dagli occhietti a spillo e la testa traballante. La parata dell’orgoglio canadese, o roba simile, con Trombino e Pompadour come Guest Star indiscusse della serata, ancora di più di Bryan Addams.





Sono stato a Little Venice, che non centra un tubo con Venezia. Va bene, c’è l’acqua. Bene, è in un canale. Perfino ai Navigli a Milano c’è acqua, in un canale e ci sono barche che ci navigano, ma nessuno si sognerebbe di chiamare quel posto Piccola Venezia. Nemmeno Porta Genova se è per questo. Sono passato per il Parlamento, il Grande Ben, l’abbazia di Westminster, ho messo un dito nel Big Eye, ho visto la London Tower (non potevo perdermi l’occasione di vedere il posto dove ben tre (3) regine sono state convogliate a giusta morte nel corso dei secoli), il London Museum, dove ho scoperto che nel rogo della città del 1666 perfino il Re aiutò a spegnere l’incendio che devastò un quarto della City: lanciando monete agli uomini impegnati nello spegnimento. Proprio un luminare.

Poi, vediamo… Certo il Tower Bridge e il palazzo di Buckingham con cambio della guardia annesso, Downing Street, Hide Park dove si gioca a nascondino (pessima, lo so) e Regent’s park.
Notting Hill? Il mercato di Portobello Road era pieno di italiani manco si aspettassero di vedere Julia Roberts uscire a braccetto con Hugh Grant e Hugh Grant a braccetto con un transessuale jamaicano.
Ma soprattutto sono stato in pellegrinaggio qui:





Ma come “che posto è”? Miscredenti e blasfemi. Io ci sono arrivato sulla via mistica che va dallo stadio di Wembley, dove si tenne il memorabile concerto dell’ ’86, a Logan Place, dove Lui visse e spirò in una fredda sera di Novembre del 1991. L’ho percorsa in ginocchio, con le ginocchiere piene di ceci per soffrire di più e, reo del fatto che (sebbene treenne) mi persi il più grande concerto della storia del Rock, flagellandomi le terga in segno di servile penitenza.
Maledetti… Hanno tolto tutte le scritte dei fan dai muri, dalla porta e quella baldracca di Mary Austen ha fatto addirittura mettere delle barriere di plexiglas tutto intorno al muro di cinta. Certo, anche a me roderebbe il fatto di essere stata piantata dal mio boyfriend per un altro uomo, ma sono vent'anni che Freddie non c'è più potrebbe metterci una pietra sopra. Una bella lapide potrebbe andare, se ci facesse il sano piacere di crepare.

Sono rimasto piacevolmente impressionato dal Tubo londinese. Sebbene io sia già avvezzo alla Metro milanese ed all'accoppiata S+U-bahn berlinese, "The Tube" è diverso da tutti gli altri. Le stazioni sono piccole e contorte, i treni davvero cilindrici e microscopici e ad alcune stazioni si accede preferibilmente in ascensore. Nel caso si vogliano prendere le scale, rigorosamente a chiocciola,occorre prepararsi a percorrere così tanti gradini discendenti che pare di percorrere l'entrata di servizio per il viaggio al centro della Terra. Intorno alla metà capita di incontrare un po' di tutto: bambini sorridenti, cani che portano a spasso i loro padroni chiedendo qualche spicciolo, amorevolmente trafelate vecchiette che ti chiedono gentilmente quanto manchi alla superficie. Quando poi tu affermi fortemente che, stando ai tuoi calcoli, i gradini da risalire sono un numero pericolosamente vicino al migliaio, assumono lo sguardo della lepre a tu per tu con la ruota di un camion in corsa. Qualcosa del genere.





In ogni caso, lo Humor inglese la fa da padrone anche nei cunicoli dell'Underground:





Dopo due giorni e due notti, saluto Andrea, che mi ha ospitato, e quella bonazza di Londra, con la promessa di ritornare in visita. Parto, col bus, alla volta di Ringwood località semi-sconoschiuta dell'Hampshire dove dovrò frequentare un corso di aggiornamento. Ma conosciamola meglio la nostra Ringwood:
Se Londra colpisce per la sua bellezza, la sua storia ed il provocante abito da sera, Ringwood è la tipica ragazza madre, contadinotta ignorante costretta a mungere tori per tirare avanti la baracca. Qui non c'è niente aparte una chiesa, una piazza, Market Place, dove, indovinate un po', ci fanno il mercato. Cinque ristoranti indiani e 12000 abitanti, probabilmente indiani, un birrificio e la Doulos Inc. 22 Market Place, Ringwood - Hampshire.
Ecco, il 22 di Market Place è un posto come l'Isola-che-non-c'è. Diciamocelo, la piazza del mercato di Ringwood la si percorre a piedi, con passo calmo, godendosi la brezza, in non più di 24.8 secondi. Immaginatevi dieci ingegneri che girovagano per la suddetta piazza una Domenica sera di Luglio, per capire dove debbano andare a seguire il corso il giorno successivo. Tutti con lo sguardo apprensivo di chi pensa di avere sbagliato posto, che ci sia un'altra Ringwood, magari in Scozia che possiede veramente un numero 22 in Market Place.
Ce ne siamo andati tutti in branda sconsolati, qualcuno singhiozzava invocando l'intercessione divina, qualcuno voleva la mamma, un paio li ho visti sbronzarsi ed andare a troie. L'indomani mattina svelammo l'arcano.



A me va bene tutto: Ringwood, gli indiani, l'English Breakfast che ha sotterrato le mie speranze di superare la prova costume... Ma il numero 22 nero, affisso su di un cancello nero merita il mongolino d'oro.

Non esprimendo giudizi sul corso (pessimo, inutile e dispendioso di tempo e risorse) conserverò nel cuore il ricordo della Ringwood Best Bitter e del suo cinghiale trottante,





del Bus che ha deciso di lasciarci a piedi in autostrada e della buona e vecchia Easyjet, che ha evitato lo sciopero dei suoi lavoratori berlinesi e mi ha concesso due voli miracolosamente in orario. Perfino il pilota donna ha fatto il suo porco lavoro, anche se l'ho trovata un po' in difficoltà nei parcheggi ad "S".







You can have everything in the world and still be the loneliest man. And that is the most bitter type of loneliness, success has brought me world idolisation and millions of pounds. But it's prevented me from having the one thing we all need: A loving, ongoing relationship.

Freddie Mercury, 1985.

Monday, June 27, 2011

Buon Pasqua!


Una volta all’anno mi concedo il lusso di farmi un regalo.
Pensate mi stia viziando troppo? No, non è affatto vero, perché sapete bene che a me i regali non piacciono: non ne voglio fare e soprattutto non ne voglio ricevere. Quindi, una volta all’anno, mi faccio del male e mi concedo un regalo, di solito giustificandolo con qualche stupida ricorrenza di origine cristiana: Natale, Pasqua, cresima, comunione, matrimonio… Per questo sono già stato sposato tre volte. Siccome il Natale passato (era Settembre) mi sono comprato le mie care reflex nuove di zecca, quest’anno, per Pasqua (ovvero settimana scorsa, a metà Giugno), ho deciso di dare una scossa d’imprevedibilità ai miei hobbies e me ne sono comprate altre due.
Ecco, se vi state chiedendo che cosa me ne faccio di altre due macchine fotografiche, oltre alle due che già ho, quella nel telefono, la polaroid dell’86 di mio fratello e la mia webcam, oppure state solo chiedendovi “perché?”, beh, fatevi gli affaracci vostri. La gente colleziona le cose più inutili: auto, moto, cappellini, preservativi usati, cani, resti di antiche civiltà del passato, querele/denunce… Ecché, io non posso raccogliere macchine fotografiche usate di dubbia provenienza, tendenzialmente non funzionanti e che sono costate uno sproposito per quello che valgono?
Prima di tutto dovevo decidere che cosa cercare: in effetti, sono mesi che ho qualcosa nel retro del cervello. Un tumore, direte voi. Simpatici, come il virus ebola.
Volevo migrare sul digitale. Insomma è anche ora di aggiornarsi, sono 11 anni che il duemila è arrivato a romperci le palle, a stressarci ed imporci a sua voglia di modernità; non posso andare in giro a comprare reliquie analogiche da troglodita scalzo.
Ho sfoderato il mio lato ingegneristico che, unito alla mia pignoleria, ad una briciola di cinismo ed alla mia tirchieria, mi hanno assegnato il bersaglio: una Canon Eos 40D. Modello vecchio dei suoi quattro anni, ma che fa proprio per le mie squattrinate tasche da tirchio bastardo. Ho cercato su Ebay e… e un bel paio di palle, questi pazzi vendono a prezzi impossibili, più di 400 pleuri per solo la macchina, senza manco un obiettivino. È come volere comprare una Ferrari F355 senza avantreno. Tenendo conto che gli avantreni, pardon, obiettivi delle altre mie macchine non possono essere adattati per quello che sarebbe stato il mio nuovo gioiello, facendo due conti, dopo settimane passate a perdere aste su ebay, ho scoperto che 400 euro per la macchina, 200 per un obiettivo, altri 40 per una memory card, mi mandavano proprio fuori budget. Mantenendo fissata la condizione al contorno del budget, ho deciso di prendere una macchina più scrausa. Cazzo, ho le braccine così corte che se spendessi per mangiare il triplo di quello che al mese spendo per i miei hobbies, credo che morirei di fame.
In fondo io sono un neofita, non ho esperienza di fotografia digitale e, come dice il dizionario, sono "sorretto dall'ardore della recente adesione a un'ideologia" ed ogni niubbo che si rispetti ha bisogno di un rottame tra le mani, un aggeggio poco costoso che può maltrattare a piacimento, passarci sopra con la macchina, lanciare dalla finestra per sbaglio o con fulgida consapevolezza. Allora ho cercato su Craiglist. ... Come "Cos'è Craiglist?"?
Per chi non lo sapesse, Craiglist è una cosa fica. Se cercate sul Devoto-Oli li significato di “cosa fica” troverete qualcosa di simile.





Craiglist è degna di essere ricordata come "ficata" dal più triste dizionario della Storia, perché ti permette di vendere, comprare, scambiare qualunque cosa tu voglia, con chicchessia, senza lo sbattimento di aste, registrazioni, paypalling e boiate del genere. Sulla Craiglist della tua città metti un annuncio con quello che cerchi o vendi o scambi: donne, uomini, bambini, reni, mobili, stracci e tante altre cose utilissime. È una specie di mercato delle pulci al dettaglio con un unico imperativo alla base: non farsi fottere.
Le inserzioni sono correlate alla città in cui l’oggetto si trova. Nessuno spedisce, solo scambi a mano con denaro contante. In questo modo provi il tutto, verifichi le condizioni dell’oggetto, uomo, donna, bambino, rene e soprattutto: tiri sul prezzo come solo un magnaccio in procinto di vendere la verginità della sua primogenita saprebbe fare.
Io non mi sono messo alla ricerca di nulla di diverso da uno sprovveduto. L'ho trovato in un francese con il fiuto per gli affari di un cane da tartufo difterico, che vendeva una EOS 350D vecchia di 5 anni completa di accessori e un cinquantino f/1.4 a 350 euro. Per chi non se ne intendesse quando parlo di cinquantino in ambito fotografico, mi riferisco a questo





e non a questo






Non sia mai che un italiano si faccia inculare da un francese. Faccio una ricerca su interent. il cinquantino, nuovo costa 330 euro, la 350D si trova usata a 150-200. faccio due conti e mi ritrovo ad abbassargli il prezzo fino a 270 euro, tutto compreso con la moglie del francese che mi invita pure a cena. Io sono contento, il francese contrariato quando intuisce che nell'invito non è incluso anche lui. Per questo me la do a gambe levate lasciando una coppia con qualche problema in più, una reflex in meno e una figlia che probabilmente nel giro di dodici anni sarà costretta a prostituirsi per pagare la dose alla madre.

Faccio un paio di foto, smanetto con le impostazioni, leggo il manuale, ed ecco che la 350D non mi basta già più. Niente in confronto alla 40D.
Dai, ISO espandibile, raffica da 6.5fps, doppio display, custom functions come se piovesse ed un otturatore capace di velocità di scatto di ben 1/8000 di secondo! Quasi quanto il tempo che impiego io ad eccitarmi quando vedo una donna vestita. La voglio! (anche una donna vestita) Allora metto io un annuncio su Craiglist: "Cercasi bla bla bla canon bla eos bla bla 40d bla bla bla. Diese Anzeige ist immer gültig". Insomma sono alla ricerca di un altro fesso, ma sta volta deve essere così fesso, da contattarmi lui. Il punto è: ma chi vende la roba in Craiglist, o chi la cerca, è veramente così ritardato?

Non ci potevo credere nemmeno io: questa volta ho dovuto contrattare con uno svedese. Ecco non eccitatevi, UNO significa maschio, occhialuto, artista eccentrico ed un po' ghei che mi fa una offertona: macchina, memory card da 4 giga, due obiettivi (EF-S 17-85mmm + 50ino f/1.8 + Polarizer) a 350 euro. La botta di culo mi ha perfino trattenuto dal tirargli il prezzo; sarebbe stato come infierire sul cadavere del tuo peggior nemico a battaglia vinta a tavolino. Alla fine almeno sono riuscito a scroccargli una birra. Questo porta il conto a 346,50 euro, ottimo affare, anche perché tutta la roba che mi ha dato la potrei rivendere su ebay, seduta stante ad almeno 750 euro. Probabilmente è quello che farò, se mi appariranno di nuovo messaggi come questo:





Questo weekend vado a Londra, Easyjet permettendo, per cui la proverò per bene, in sella al 50ino e con un 35-80mm che ho recuperato da un turco (ma è tutta un'altra storia) e vediamo se è veramente una problema di contatti sporchi tra corpo macchina e 50mm. Intanto ho aggiornato il firmware: come qualunque ingegnere sa, con un reset, si possono risolvere parecchie magagne.

Vi state chiedendo che me ne farò della 350D? Ovviamente ho trovato il regalo di Natale per mio padre, anche lui di vecchia scuola analogica! Avrà il suo da fare a decifrare il manuale in inglese che gli fornirò con la macchina e a capire cosa vuol dire scattare in AP e TP.
Se non siete stanchi di farvi domande inutili e vi domandate che fine farò fare al mio bell'insieme di analogiche, beh non lo so ancora. Vorrei venderle, ma mi dispiace, sono due gioiellini di altri tempi, ci sono affezionato e potrei usarle per scattare magari qualche foto in B/N ogni tanto. Non so, ci devo pensare bene.









--"Come sei tradizionalista…"
-"Io sono un uomo di sani principi morali."
--"Ovvero?"
-"Il mio sano principio morale è leccarla alla mia ragazza più spesso che posso. Lo dice anche il Vangelo, da qualche parte..."

Tuesday, April 05, 2011

Un argomento di merda


Le donne sono stitiche. Perché? Non che noi uomini deponiamo montagne di concime in ogni orto che ci passi vicino, ma perché, mi chiedo, il 98% delle donne necessita di aiuti fisici, più che psicologici, per andare a cagare? Forse che i solerti inviti da parte del genere maschile non siano sufficienti?
Supposte per culo, prugne/yogurth per bocca, clisterini delle dimensioni di un cocomero indiano, eppure fanno sempre fatica a fare la cacca. La chiamino "la nostra naturale regolarità", la chiamino imbarazzo del cesso altrui, rimane un qualcosa che noi uomini non possiamo, vogliamo, riusciamo nemmeno a concepire.
La prima cosa che fa un uomo quando si presenta l’occasione di avere a disposizione un cesso, è cagarci dentro. Una donna invece, lo guarda, lo schifa, sostiene che non è abbastanza pulito, magari lo pulisce e poi ne ha una paura talmente folle che il retto le si chiude a doppia mandata fino a nuovo ordine/stimolo/clistere/supposta.





Pare che già nelle pergamene del mar morto si accennasse a questo inequivocabile dogma. Già nel XVI libro apocrifo della Genesi, il profeta Chiürl sosteneva che, si, la donna fu creata da una costola di Adamo, ma proprio dal’unica costola stitica.
Omero, prima di concepire i suoi classici, componeva sonetti scherzosi su quanto le Dee greche avessero problemi a defecare. Le interessate, per tutta risposta, lo resero amorevolmente cieco.
In epoca moderna, grandi filosofi di tutte le epoche, da Nietchche a Kant, da Marx a Smith, da "Doc" Emmett L. Brown a Roger Rabbit, si sono prodigati per risolvere questo grande mistero.

Che le donne abbiano uno sfintere diverso dagli uomini? Che lo stimolo dal retto non arrivi al cervello? Certo è una gran bella cosa per gli amanti del sesso anale; trovarsi le lenzuola impiastricciate di merda diarroica nel bel mezzo dell'amplesso non piace nemmeno ai coprofaghi, figuriamoci ad una coppia alla ricerca di esotici piaceri frutto di leggendari anallubi.
Forse, però, trattasi di un problema di comunicazione tra i due generi, quello maschile e quello femminile. No dico qualcuno ha mai chiesto loro semplicemente perché quando si siedono sul cesso, non importa gli sforzi compiuti, la questione non si risolve con fisiologica naturalezza?
Ennò che non glielo avete chiesto, la merda è un argomento tabù. Benché ci sia stata gente recidiva nel usare come rompighiaccio al primo appuntamento un argomento subdolo come il comportamento del transistore bipolare in zona ohmica, rimane il fatto che con una donna (amica, moglie, fidanzata o aspirante tale) l'argomento merda rimane un inequivocabile tabù come la politica, lo sport e quanto siano belli i LEGO, Star Wars oppure i Transformers. Se trovate una donna che vi tiene testa in uno di questi argomenti, non ha problemi a parlarne e vi batte sempre a Gran Turismo, occhio che potreste scoprire che “lei” in realtà è un “lui” oppure più semplicemente sia un ingegnere (il che potrebbe non escludere la prima ipotesi). Nel primo caso, non procrastinate oltre la vostra fortuna e, diventando di corsa omosessuali, scoprirete di avere trovato l’uomo ideale; nel secondo caso gioite perché la vostra futura sposa potrebbe (ed il condizionale è d’obbligo) darvi la biada nelle gare di rutti/peti tra amici, rendendovi fiero e conscio di avere trovato la donna ideale, quella che si comporta come un uomo.

Gli uomini, infatti, fanno a gara a chi fa lo stronzo più lungo, bello, profumato e guardano con interessata ed invidiosa curiosità alle doti fecali di qualunque mammifero dalla taglia più grande di quella di un vitello. Quando petiamo, noi maschi, ne siamo fieri e stronzi e commentiamo meravigliati i nauseabondi risultati dei nostri sforzi con gli amici, familiari, figli, o chicchessia.





E invece il gentil sesso? Alzi la mano un qualunque maschio che, da piccolo, non pensava che le femmine non andassero al bagno.

Tu, si, tu, lì, in quinta fila… Abbassa la mano. Brava.

Dicevo: è, allora, una questione di cultura. L’ideale della donna casta e pura che si è tramandato nei secoli, ha portato da una parte gli uomini a idealizzarsi l’altro sesso come illibato, virginale ed incantevole; e dall’altra le donne a fare di tutto per esserlo depilando, limando, truccando, siliconando, re-imenizzando il proprio corpo. Ma sappiamo tutti quanto la psiche, l’umore ed il “fattore campo” influenzino le dolci donzelle, fino all’autoconvincimento dell’essere stitiche per venire incontro all’ideale che i maschi hanno imposto. È forse questa la chiave di lettura?
Purtroppo io non ho risposte da darvi, vi consiglio di rimuginarci un po’ sull’argomento e magari formulare le vostre domande all’Oracolo del Nord, o quello del Sud, fa lo stesso, non vi daranno che enigmatiche risposte buone solo per salvare l’Imperatrice Bambina che, vi ricordo, essendo una donna è quindi al 98% stitica.






Tanto gentil e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilta' vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi si' piacente a chi la mira,
che da' per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender non la puo' chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.

(Dante Alighieri da "Vita Nova")

Wednesday, March 16, 2011

Robur aut Fides?


Nel corso degli ultimi due anni ho fruttuosamente messo in pratica ogni espediente per stare alla larga dagli àuguri del XXI secolo, gli aruspici della civiltà contemporanea, gli shamani indagatori di viscere del nostro tempo.
Sabato scorso, però, mi sono trovato a fallire miseramente e, rovinosamente, ho imboccato la via senza ritorno, ho messo un piede innanzi all’altro sul viale alberato del fallimento, ho percorso l’oscuro corridoio della sconfitta. Ed è così che, abbandonando il sentiero della superbia, con gli occhi velati di mestizia (e poi?!?...) mi sono recato dal medico. Si, quello strampalato individuo dall’aria saccente, necessariamente tuttologo che pontifica sulla salute altrui con la stessa disinvoltura con cui Berlusconi insozza la Magistratura, sprezzante dell’opinione del paziente come il Papa della merda di piccione che gli intonaca la tiara scintillante. Lo stesso individuo dal quale ci si costringe a recarsi per farsi tastare gola, ghiandole, petto, mammelle, addome, tronco, genitali, prostata ed appendice o elemosinare la droga di una casa farmaceutica compiacente che permetta di rendere l’estrema unzione per il vicario di turno, facile come una scampagnata al Parco Sempione.
Sono andato direttamente all’ospedale. Eccolo qui, fotografato di notte ed in pieno Inverno.



Quando si parla di Sventracadaveri, io vado solo dove c’è più possibilità di scelta, almeno le probabilità di trovare quello che ha appena finito la scuola di imbalsamatore, sono minori. Ho avuto la possibilità di provare sulla mia pelle la sanità della Grande Germania.
Dopo aver sventolato loro davanti al naso il mio tesserino sanitario come fosse una mazzetta di banconote da 100$, si sono assicurati che fossi un sano (non tanto) contribuente, mi hanno messo in attesa. Per un paio di ore. Credo sia una prerogativa del sistema sanitario di qualunque posto al mondo. Se uno dovesse inventare un nuovo stato, al giorno d’oggi, baserebbe il tutto su 3 pilastri fondamentali: la burocrazia infinita della pubblica amministrazione, l’attesa nella sanità, le troie del presidente del consiglio. Senza uno di questi il sistema crollerebbe, non mi spiego come faccia la Germania ad essere la locomotiva d’Europa.

Mentre aspettavo, non sapevo cosa aspettarmi. Dalla sanità tedesca, intendo. Di certo qualcosa di diverso da quella italiana, ma, viste le premesse, cominciavo a sospettare il peggio. Insomma: solo, malato, in un paese straniero, dove si parla una lingua strana e quando vai all’ospedale ti fanno attendere in sala d’attesa. E se il medico non parla inglese? E se non c’è proprio un medico, ma un malvagio macchinario che estrae la prognosi dopo un’accurata esplorazione rettale? Come cavolo si dice “ho la tosse” in tedesco? Fu così, mentre già raccomandavo l’anima a Capitan Findus, che una infermiera mi chiama in uno sgabuzzino, mi spilla un po’ di sangue con un aggeggio idraulico collegato a provette ultratecnologiche da fare invidia a MacGyver; ed anche a me, a dirla tutta, se avessi un kit del genere avrebbe più senso estrarre sangue dal gatto dei vicini, le mie siringhe di vetro cominciano ad essere arrugginite dal coagulo acido di quell’orrido felino. Prima di rispedirmi in sala di attesa, però, mi attacca il braccio ad un computer che mi misura tutto, battito cardiaco, pressione, stress, temperatura e prostata.

Tempo di rimettermi a posto il tanga di Hello Kitty e odo il mio nome chiamato a gran voce dall’interfono. Faccio un po’ fatica a capire che vogliono proprio me, visto che qui la “r” la pronunciano come un telegrafo pronuncerebbe un pi-greco. Meglio non esitare, con ancora fresco ricordo della macchina misuratrice di pressione prostatica ed in mente il pensiero di una malvagio dottore hitleriano feticista delle misurazioni febbricole interne, entro in reparto. C’è un po’ di confusione, ma d’altronde siamo in pronto soccorso. Un tale mi stringe la mano, mi dice che è il mio dottore, ma io non realizzo. Mi calmo. Stringo gli occhi, sbatto le palpebre e asciugo le lacrime di gioia. QUI È PIENO DI FIGA.
Non mi sono nemmeno accorto di essere caduto in ginocchio, è il medico che mi porge la mano e mi aiuta ad alzarmi. È una brunetta tutto pepe bella come solo l’ipertermia poteva farla apparire. Di maschi ce ne sono pochi e se ne stanno seduti sulle loro poltrone di pelle, in accappatoio firmato fumandosi sigari cubani e gustandosi scotch ghiacciato, mentre le infermiere in abiti succinti portano loro le cartelle da firmare.
Ovunque mi giro ci sono pazienti, ogni due pazienti una dottoressa, ogni due dottoresse tre infermiere e due inservienti.
E che inservienti! Sono le più belle di tutte, ho fatto una foto ad una mentre puliva il pavimento davanti al bagno dei degenti…



E poi una foto anche alla dottoressa mentre chiude la porta dell’ambulatorio, peccato che poi mi abbia sequestrato il telefonino ed abbia dovuto darmi un sedativo per tenermi calmo durante la visita :(



Quando mi riprendo verso la via di Damasco passo per la reception e la brunetta tutto pepe mi liquida con un “continui ad imbottirsi di paracetamolo che va benissimo, per i giorni vada dal suo medico”, un bacino senza neanche un accenno di lingua ed il sogno finisce. Sto meditando di spaccarmi un numero dispari di braccia superiore ad uno per farci un nuovo giro in quel pronto soccorso degli dei.

Per concludere la mia esperienza con la sanità germanica, sono andato dal mio medico. Lui non lo sapeva ancora di essere il mio dottore, anche perché si è rivelato essere una dottoressa bella almeno quanto quella dell’ospedale. Il mio quartiere è un quartiere a maggioranza turca. Vabbè ognuno ha i propri difetti: ci sono i quartieri che si bucano, quelli che fumano, quelli che bevono e poi picchiano la moglie o magari violentano i figli. Il mio è turco, che non è un difetto, anche perché il kebab che si mangia qui non lo batte nessun altro quartiere tedesco, nemmeno quelli che oltre alla moglie pestano anche i bambini.

La cosa bella è che qui l’opinione dei pazienti conta sul serio:
“È una normale bronchitina, le do una settimana di malattia e le prescrivo gli antibiotici.”
“Dottore la febbre è sotto i 38 da ieri ed il capo bestemmia in sanscrito se non torno a lavorare entro Giovedì… Facciamo 3 giorni di malattia e niente antibiotici?”
“Andata!”
Eppur mi sovviene ciò che accadeva in Italia ogni volta che ero malato. Il mio medico di famiglia non ti credeva vittima di un incidente automobilistico nemmeno se la tua Panda era parcheggiata sul tetto nella sua sala d’attesa.

E poi i giorni di malattia: qui i primi due sono bonus, non devi giustificare nulla a nessuno. Basta la tua parola. Hai mal di testa, la tosse, il raffreddore, attacco acuto di emorroidi sanguinolente, basta che chiami il capo e comunichi la tua assenza dal lavoro per malattia. Se poi al terzo giorno sei di nuovo malato hai bisogno della certificazione medica che riporti in azienda quando rientri e che la tua assicurazione necessita nel giro di una settimana via posta semplice. In Italia, se stai a casa un giorno, devi andare dal medico, cappottargli la panda in sala di attesa, sperare di ottenere parere favorevole per l’astensione dal lavoro, spedire via posta prioritaria, assicurata, raccomandata, santificata ed in quintupla copia in carta bollata, la documentazione all’INPS, al datore di lavoro ed anche a te. Sperando che il tutto non vada perduto in quel meccanismo perfetto che sono le poste italiche, altrimenti il licenziamento è garantito.
Mi hanno rifatto anche gli esami del sangue e indovinate un po’? Sono pronti nel giro di 24 ore, l’esito arriva al tuo medico o a te per posta il giorno dopo, senza spendere una lira, turca o italiana che sia. In Italia? Prima vai dal tuo medico, per capire dove devi andare a farti cavare un po’ di plasma e globuli bianchi/rossi. Quando ti rendi conto dai suoi farfugliamenti che nemmeno lui lo sa, aspetti e speri. Poi, versi un po’ di sangue in qualche provetta, e ricominci ad aspettare ed a sperare. Se Invece non ti va di aspettare così a lungo, paghi ed aspetti un po’ meno, senza smettere di sperare. Se non ti va nemmeno di sperare, si vede che non hai poi tanto bisogno di farti esaminare la tua materia rossa.

Ed il ticket? Qui in Germania si paga subito appena vai dal medico, è sempre uguale, vale per qualunque altra prestazione all’interno di un trimestre, per qualunque visita tu debba fare. Ah dimenticavo, sono sempre e solo 10 euro.

Giudizio sulla sanità tedesca: Promossa, Cum Laude e bacio accademico (con la lingua).

Un peccato che in Germania non ci siano più le suore in corsia. Eppure ho scovato frugando negli archivi segreti e dimenticati del Vaticano, delle foto che mettono a confronto le suore tedesche con quelle italiane quando in corsia, le suore ci potevano ancora stare.



Capisco il fascino dell’orrido, la nostalgia per i baffi o il velo stile alettone da F1, per dare portanza alare a quel popò di 100 kili di suora, ma io un affare del genere non lo userei nemmeno per pulire le sputacchiere di Little Italy. I tedeschi si, che erano già avanti! Un paio di suore del genere a spasso per la corsia aveva l’effetto sulla morale del malato come il Cialis sul prepuzio di ottant’enne impotente. Cribbio una suora così ti dimostra che Dio esiste, che la guarigione, oltre che questione di forze immunitarie, è anche questione di fede. Poi, è arrivato l’oscurantismo Romano a rinchiudere tutte le suore tedesche in oscuri monasteri sui Carpazi, è finito il divertimento ( e con lui la perversione). In Germania ci consoliamo con le inservienti, le infermiere e le dottoresse; in Italia consola solo il nodo scorsoio.



Quel che riterrai giusto in terra, io riterrò giusto nel regno dei cieli!" Questo disse il Signore a Pietro... che per come la vedo io, vòr dire "Tu e i tuoi discendenti siete liberi di fare un po' 'r cazzo 'he vi pare!" parola più parola meno.

Don Zauker

Monday, January 10, 2011

Demenza senile a 30 anni.


Disclaimer: se vi riconoscete in questo scritto e siete tra i miei contatti Facebook, ebbene, sto parlando esattamente di voi. Non c’è bisogno di arrabbiarsi, di prendersela, né di grattarsi le ascelle e ruttare. La verità fa male. Sempre. ♥


La tecnologia, come l’evoluzione, è una bella cosa. E chi dice il contrario, o è un sordido ambientalista dotato di i-phone, oppure è il Papa.

Siamo noi, che siamo nati negli anni '80, che abbiamo vissuto gli anni '90 con abbastanza sale in zucca da avere apprezzato l’avvento del 2000 e salutato l'arrivo di internet come la seconda venuta del Messiah. Siamo noi, dicevo, quelli a cui la tecnologia piace, e pure parecchio. Non siamo insipidi come i nostri genitori che da quando hanno scoperto che il telefonino può fare anche le foto, tentano di fotografare il cane anche con il vecchio cordless di casa. Nemmeno siamo ottusi come i nostri fratelli maggiori che giocavano con il commodore 64 in piena pubertà, che confondono il Wi-Fi con l'Hi-Fi e né tantomeno somigliamo a quei fratelli minori, che il telefonino lo avevano già nella culla e l'account Facebook attivo fin da prima della nascita, ma non hanno mai saputo buttare giù due righe senza una tastiera o il T9. Noi almeno a scrivere abbiamo disimparato.

A noi, che ci chiamavano la MTV generation, non ce ne è mai fregata una cippa dei giornali, dei libri, della radio. Roba vecchia, passata.





Noi: che si smanettava con MS-DOS; che anche le ragazze giocavano alla prima, vera Playstation; che abbiamo visto la venuta del primo Windows e del cellulare; che alle elementari ed alle medie si facevano le ricerche in biblioteca e per questo si è imparato ad apprezzare il santo Google; e si aveva il Tamagotchi al posto del criceto. Insomma, abbiamo imparato ad evolverci con la tecnologia sotto braccio, sempre pronti ad imparare cose nuove. È forse questo che ci ha rovinato.

Ecco che fine ha fatto la MTV generation, quella sana generazione di giovani che quando in TV c’era ancora qualcosa da guardare, se ne stava li davanti 8 ore al giorno e 12 nei weekend. Ora è semplicemente passata a Facebook.

L’indice del processo involutivo subito da quella parte del popolo che si adagia tra i 25 ed i 35 anni, l'indice della perdita di coscienza politica, ideologica, razionale, è direttamente proporzionale alle minchiate che vengono postate sulla bacheca dei tuoi contatti. Accedi a Facebook e c’è il "parla con": Ligabue, Vasco, De André, Nietzsche, Mussolini, Dio, Gesù, Zappa... Come se avessero qualcosa da dirti che non sia classificata come una frase scontata o una completa idiozia. E poi frasi ed aforismi di cui si coglie di sfuggita il significato, che altri oligofrenici hanno scritto o pensato per te, roba che non hai mai sentito prima, che constatano l’ovvio o che ti fanno sembrare un duro: “ogni volta che mi rialzo sono più forte di quando sono caduto” oppure “STO SUL C A Z Z O A MOLTE PERSONE MA NON L'HO SENTITO MAI DALLA LORO VOCE”; più che una iniezione di autostima, un clistere di stronzate.

Gli stessi virilissimi maschi che, quando innamorati, scrivono in mondovisione quanto idolatrano la loro dolce metà, talmente mielosi da fare venire il diabete ad un ipoglicemico: “Stasera vedo finalmente la mia Tatina, che la amo tantissimissimo♥♥♥, e passeremo la notte tra coccole e bacini visto che sono già passate 3 ore dall’ultima volta che ci siamo baciati.” No, ma: e al popolo? Ho dato facoltà ad amici fidati di sopprimermi alla prima mia avvisaglia di un comportamento simile in futuro. E via di cuoricini.

Per le donzelle invece c’è lo stile bimbominkia: distributori saccenti di frasi da mettere in bacheca, scritte con lettere strane, smile ed, ovviamente, cuoricini. Roba simile:

“I veri amici sono quelli che si guadagnano un posto nel mio cuore... e da li non potrà levarli nessuno...”

“Ceятe volтe aввiαмo solo вisogиo cнe qυαlcυиo ci αввяαcci diceиdoci иoи ρяeoccυραятi ci soиo io qυì αccαитo α тe.. ♥ .”

Si parlava di cuoricini. La moda che corre attraverso il social network più famoso del mondo, per quanto riguarda l’universo femminile, consiste nell’usare scritte onomatopeiche per inviare baci ed abbracci tipo “smack” o “muah” mettendo cuoricini ovunque. “La zia è morta ♥♥♥”, “Avete sentito del terremoto di Haiti ♥♥”, “Mi scappa la cacca ♥”, non erano sufficienti quei cosi inventati negli anni’80 e prolificati come conigli assassini (o suicidi) negli anni ’90, gli smile? E poi, le donne del social network si chiamano tra di loro Pucci, Cicci, Frizzi, Macci, Crippi o altri nomi idioti degni delle bambine della scuola materna, conditi dai soliti ♥.
Roba da farti andare di traverso persino una supposta.





Ti trovi tutto intasato dai pronostici dei biscotti della fortuna. Trentenni con crisi di identità che chiedono al faccialibro il motivo per cui sono nati; c'è il test per sapere chi sei, che fai, dove sei, che farai, dove vivrai, con chi ti sposerai, se sei ghei, fai il test per sapere quando morirai, il test per sapere se sei in cinta, se sei vergine, per sapere che forma hanno le tue tette anche se sei maschio. Ad uno psicologo si rizzerebbero le palpebre se non fosse che tanto gli psicologi quanto gli psicolabili sono i capofila di questa moltitudine di imbecilli facebookiani.
Una volta queste minchionate erano appannaggio dell’Oroscopo, un modo per lasciare le preoccupazioni alle spalle pensando che la propria vita sia gestita da un terminale remoto di fasi lunari, ascendenze e costellazioni. Invece oggi persino l’Oroscopo è diventato preda del faccialibro, se lo è fagocitato in un solo boccone. Sebbene questo dimostri quanto i suddetti astrologi siano dei ciarlatani senza remora, speranza e prostata (Absea docet), dimostra anche che il potere di Facebook sta aumentando a dismisura. Ancora qualche anno e sarà possibile guadagnarsi una laurea passando gli esami sottoforma di test sul proprio profilo.

Sono sempre stato critico nei confronti del nazionalsocialismo, ma devo ammettere che Hitler la sapeva lunga:





Ma in fondo, a che cosa serve Facebook? C'è chi direbbe “a niente”, chi direbbe “a tutto”, chi “ad involversi”. È come chiedersi a cosa serve avere la macchina. C’è chi risponde che serve a conquistare una ragazza, chi a portare i figlia scuola, chi a farci l’amore. Io gli risponderei a nulla, visto che la mia l’ho venduta, perché vivo in una città come Berlino. Ma è appunto per questo che Facebook mi serve: lo considero uno strumento fondamentale per stare in contatto con gli amici che ho lasciato abbandonando l’Italia, è come fare quattro chiacchiere al pub, ma con i tempi ottimizzati.

Per fortuna che ho qualche amico che alza la testa e fuori dal coro espone in bacheca un articolo del sole24ore tanto per rimarcare che la disoccupazione dei giovani in Italia è al 30%. La stessa percentuale di giovani che passano la giornata su Facebook scrivendo minchiate, per intenderci. Oppure, rovistando ben bene, si passa della sana satira come non se ne vedeva da prima dell'Editto Bulgaro.
Ma non sono altro che timidi tentativi... Che cosa ci si può aspettare da una Italia in cui la Lega rappresenterà più del 10 % degli elettori? Dove i reazionari sono diventati moralisti e non esiste più una opposizione da prima degli anni ‘90?
Ogni tanto un po’ di idiozia nella vita ci vuole anche, è proprio il taglio dato a queste righe a dimostrarlo, ma è questa la naturale evoluzione della società? Starsene davanti ad un social network 16 ore al giorno a farsi i fatti degli altri? Questa è roba da zitelle sessantenni. Poi, dico io, a trent’anni è ora di pensare al futuro, ad una famiglia ad un lavoro stabile. Avessi un coniuge così, io voterei per la depenalizzazione dell’uxoricidio.

Infine, a chi controbatte alle mie critiche sostenendo che fino ad un annetto fa (per la precisione 338 giorni, 6 ore, 21 minuti e 12 secondi), alla veneranda età di 26 anni, giocavo ancora ad un videogame nomato World of Warcraft, rispondo che ne sono uscito. Fiero e stronzo di essermi disintossicato.


Per questo, adesso pippo di coca.


La crisi in Italia è così grave che persino i preti rubano in chiesa.

Thursday, December 09, 2010

Via con me


Vista la moda odierna di dare spazio ad inutili diritti di replica, ho deciso di inoltrare domanda a me stesso per avere il diritto di replicare a quanto recentemente affermato da me stesso medesimo in quanto tale.

faceb_cucina_ted

Mi sono negato due volte questa possibilità.
Ho poi chiesto intercessione all’associazione Pro-vita al fine di replicare a nome mio, ma ho espresso diniego anche a loro (con contorno di coloriti insulti); infine, mi sono permesso di concedermi di partecipare alla trasmissione, ma solo adeguandomi al suo format. Il format che si usa da qualche settimana a questa parte in TV è quello di leggere elenchi. Per questo leggerò ora "L’elenco delle cose che voglio mangiare durante le vacanze di Natale, quando rientrerò in Italia".
Ora, mettete in sottofondo la musica di "via con me" e immaginatemi leggere l'elenco, in giacca e cravatta, con lo sguardo truce di chi si sta battendo per il bene dell'intera umanità; le parole scandite per bene, per fare più effetto sull'ascoltatore ed aumentare l'enfasi del discorso:

-La polenta taragna
-Polenta e bruscitt
-Polenta e asan
-Polenta e coniglio
-Polenta abbrustolita
-Polenta ed ossi buchi
-Polenta concia
-Polenta e zola
-La casöla (con un po' di Polenta)
-La trippa coi fagioli

Vanilla-Panna-Cotta-La pannacotta
-Gli gnocchi di zucca (cristo santo sono 10 anni che non li mangio)
-Il minestrone
-I ravioli in brodo
-La tamburináa
-I casonsei
-Il vero gorgonzola
-Una bella pizza con mozzarella di bufala
-Un pezzo di formaggio misto stravecchio delle nostre Valli Varesine: così piccante -ed ammuffito da provocare un'embolia ad un tecnico dell'ASL
-Una svizzera di cavallo
-Un fiorentina da mezzo chilo
-Il risotto coi funghi
-Il fegato di coniglio con le cipolle
-Risi e bisi
-Una carbonara come dio comanda
-Risotto e quaglie
-L'anatra all'arancia
-Il semifreddo della zia (che non ha nome, ma sto piangendo al solo pensare quanto -sia buono)
-La faraona ripiena
-Il cappone lesso con la mostarda di frutta
-Il lesso con la mostarda di frutta
-Lingua salmistrata e salsa verde



-La pasta all'uovo con spinaci e quattro formaggi
-I pizzoccheri annegati nel burro
-La ricotta
-Baccalà alla vicentina (con la Polenta)
-I bigoli
-I krapfen di mia nonna
-Il meótto dell'altra mia nonna
-Il salame, il prosciutto, la coppa, il culatello, la pancetta, il lardo, i cacciatori e la bresaola che insaccano i miei parenti.
-Il salame di testa di porco
-Cotechino e lenticchie.



Ecco, ora immaginatemi con lo sguardo lucido, sinceramente commosso ed i pensieri persi verso la rea Patria mentre addento un berliner Currywurst insultando Dio.


Se è vero che "siamo ciò che mangiamo" la società dovrebbe essere composta principalmente da coprofagi.

Friday, November 12, 2010

Elemosina Statale


"Cara Allieva, Caro Allievo," è così che il Magnifico Rettore del Politecnico di Milano inizia le sue lettere. A seguito dei tagli veri o presunti alla ricerca, all'università ed alla foresta amazzonica il Polimi ha deciso di prendere di petto la questione addirittura modificando la sua homepage, che ora non reindirizza più verso un sito pedofilo kazako, ma verso questa lettera.

Beh, in sostanza, tra le righe, si legge: "Caro Governo, ce le stai facendo fumare". Che cosa? Le palpebre?
Pensate al senato accademico, tutti in toga bianca virginale, canuti vecchietti senza mutande, con le palle che fumano e mentre risolvono le dispute interne a cuscinate


si accorgono ci non avere più grana per comprarsi cuscini nuovi (o rimpinzare quelli usati)?

Fior fiore di ingegneri ci hanno perso il sonno, ma ecco la soluzione: una seconda lettera è giunta direttamente alla mia italica residenza.



Con tanto di motivazioni, grafici, numeri e statistiche, che solo un ingegnere può capire. io ci avrei messo anche una delle mie passioni, una bella gaussiana.



Belle parole, Rettore. Belle parole per mascherare il significato di questa lettera: elemosina.
Mi spiace, non sono caritatevole, non do un euro al disperato che me lo chiede in metropolitana né tantomeno un centinaio all'università che mi fatto diventare, piacevolmentem, ciò che sono. Non dopo avere pagato fior fior di tasse per cinque anni della mia vita, alla faccia del diritto all'istruzione. Ma è con rammarico che prendo atto di quanto siete stati costretti a scendere in basso.

Però, un consiglio, almeno potevate finire informalmente:
"Un bacio, GiuLLIO ♥♥♥"
Magari qualche soldo in più, per simpatia, lo raccogliete.



"Prof, oggi ha lezione?"

"Si... Mi viene il vomito."
M.G.

Sunday, September 26, 2010

Caro Gianfranco






Caro Gianfranco, sono d'accordo, d'accordissimo con tutto quello che sostieni. Io, però, non sono come gli altri italiani. Io non dimentico, tra una puntata de "Il Grande Fratello" ed una partita della Nazionale, dove eri nel 2001, a Genova, mentre "ti emozionavi nel ruolo più eccitante della legge, quello che non protegge: la parte del boia".
Quando i tuoi soci di partito eleggevano funzionari compiacenti per spartirsi la "cosa" pubblica e lottizzare ancora l'informazione della Rai e mantenere in pugno il Quarto Potere, il più potente e temuto di tutti. Quando hai permesso ai tuoi compagni (o ex camerati) di purgare il sistema giudiziario italiano rendendo alcuni "animali più uguali degli altri", al di sopra della legge.

Quando anche i tuoi hanno votato per divorare soldi pubblici sulla pelle degli Aquilani; per un digitale terrestre che salvava interessi di televisioni private e dirottava i soldi dei contributi statali nelle tasche del Presidente del Consiglio; quando siete riusciti a scendere a patti indegni con uno sporco dittatore libico sulla pelle di poveri disperati in cerca di una vita migliore in Europa.

Io mi ricordo che l’emergenza rifiuti a Napoli non l’avete ancora risolta e che siete scesi a patti con la mafia, quando anche voi appoggiavate Cuffaro ed eravate alleati con massoni del calibro di Lombardo. Non dimentico quando avete permesso ai vostri alleati di affossare la scuola pubblica con riforme fatte in nome dell'ignoranza e dell'idiozia con l'unico fine di mantenere il popolo all'ignoranza.

Quando avete arretrato l’istruzione di cinquant’anni reintroducendo quella immane porcata del “maestro unico”, chiudendo ammissioni al ruolo da una parte ed assumendo a spese dello stato (ed in barba ad ogni graduatoria) VENTIMILA insegnanti di religione cattolica, permettendo in questo modo ad un potere bigotto e vetusto di centinaia di anni, di plagiare bambini e ragazzi a valori che nemmeno Dio riconoscerebbe più.

Caro Fini, le lacrime di coccodrillo, con me, non funzionano. Quando si predica bene e si razzola male se ne dovrebbero pagare le conseguenze. Peccato che in Italia non si raccolga mai ciò che si è seminato e Berlusconi non ne è che la prova.




L'Italia ERA una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartienEVA al popolo, che la esercitAVA nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Monday, September 06, 2010

Buon Natale!


È solo il 5 Settembre, ma qui a Berlino si respira già aria di Natale. Non è per il vento freddo che spira da qualche settimana, non è nemmeno per i caloriferi spenti fino ad Ottobre nonostante i quindici gradi esterni, né è colpa del raffreddore che mi tappa il naso da una settimana.
Essendo, come detto, così vicini al duemila-undicesimo compleanno di Gesù Cristo, volendo la tradizione essersi spostata pericolosamente sull’orlo del consumismo più sfrenato, oggi mi sono fatto un regalo inutile.

Erano anni che bramavo una macchina fotografica, una di quelle cose con il corpo in magnesio, obiettivi intercambiabili, un paio di display che ruotano, si illuminano, si toccano, mille bottoncini da schiacciare un po’ a caso e con aria professionale prima del fantomatico, pantomimico scatto.
Esposizione da +/- 5EV ad 1/3 od 1/2 di stop, 18-20-24 Megapixel, 10 Fps, ISO 100-6400, ESPANDIBILE a 12800, libidine! E poi obiettvi, EF, EF-S, VR, 50mm, 85, 15-55 e focali 1/3.5-6.8, f/4 fissa, MACRO, TELE, L, L-IS, lenti sferiche, asferiche, ottiche diffrattive e ottiche refrattarie.
Oggi mi sono comprato la macchina fotografica, una REFLEX digitale; roba seria, mica pizza e fichi. Chissà poi che ci azzecca la pizza coi fichi, magari Guccini avrebbe qualcosa da ridire.

È l’ultimo modello, non ho voluto badare a spese; quando si fa un acquisto o lo si fa per bene, oppure si evita di spendere i soldi.
L’ho presa usata, quasi nuova, al mercato delle pulci all’angolo. Qui a Berlino i mercati delle pulci sono fornitissimi, hanno tutti i nuovi arrivi di fine anni ’70. Infatti questa macchina sarà molto in voga l’anno prossimo, il 1978, tra gli amatori di fascia alta.

A1 70-210

Modello CANON A-1 + FD 70-210mm f/4 + Power Winder-A capace di ben 1.5fps. Il venditore tirava sul prezzo manco fosse la Merkel che prestava i soldi alla Grecia. Alla fine mi ha fatto lo sconto di dieci euro e mi ha anche regalato i coperchi per macchina, ed obiettivo, facendolo diventare tutto d’un tratto dotato di motore ultrasonico.

70210-f4

Intanto mi ero già fatto i conti in tasca: mi faccio prestare il flash da mio padre, ed anche il suo 50mm f/1.8. Poi però nel mercatino più fornito della Germania orientale mi scappa all’occhio su un mitico obiettivo 50mm f/1.4 S.S.C. e comincio a trattare.

Immaginate un italiano che sa poco il tedesco contrattare con un turco che non lo sa per nulla e quando parla sembra che mastichi tabacco ed pare alla strenua ricerca di una sputacchiera. Ma soprattutto ho dovuto trattare l’affare con la moglie: una vacca sdentata dall’olezzo pestilenziale e pronta a farsi venire la bava alla bocca quando il marito scendeva troppo di prezzo. Alla fine mi salutano dicendo che ho fatto l’affare della mia vita ed intascando i 50 euro che gli ho mollato.
Ah, dimenticavo. All’obiettivo in questione è rimasta attaccata anche la macchina fotografica, una CANON FTb di qualche anno fa (1971) che il vecchio credeva non funzionasse ed invece va che è una meraviglia.

FTb 50-1.4

Bottino della giornata: due macchine fotografiche, un “battery grip”, due obiettivi (di cui uno ultrasonico, vedendo il tappo), tappo ultrasonico, paraluce per il 50mm e, che altro… ah si 200 euro in meno nelle mie tasche. Un pazzo? Mah su EBAY si trovano anche a meno, se non fosse che è solo la parola dei venditori a valere. Insomma, ho comprato oggi le pellicole, vediamo nel weekend che combino.
Credo che, però, la macchina abbia un problema all’LCD, nonostante schiacci tutti i pulsanti abbastanza casualmente non si vuole proprio accendere.

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Inoltre lo sportellino per la memory card non si vuole aprire. Speriamo sia ancora in garanzia.


Im Restaurant bat ich zwei Löffel:
"Können wir zwei Sessel haben?"

Saturday, August 14, 2010

Grecia 2010


In genere i Giovedì sono di uno squallore tale come solo i quarti giorni della settimana sanno essere. Era appunto l’alba di un Giovedì mattina in cui scesi dal letto con il piede sbagliato (quello della gamba di mezzo) quando decisi che questa Estate l’avrei passata puramente accasato nella mia bella città ospitante, all’insegna del risparmio, della casta rettitudine morale nonché provvisto di una scorta semi infinita di birra pilsner. Il venerdì successivo prenotai il volo per passare le mie ferie estive in Grecia.
Visti i miei recenti tentativi fallimentari di compiere un viaggio decente con Easyjet ho deciso di affidarmi ad una associata Greca della germanica Lufthansa. Nonostante il nome (AEGEAN Airlines) ricordi pericolosamente ai passeggeri come il mare Egeo possa essere la loro ultima meta se qualcosa dovesse andare storto, appena saliti a bordo pare già di essere in terra ellenica: le hostess sono bellissime, morissime, abbronzatissime; sorridono, ammiccano e ti offrono caramelle colorate al sapore di anice. Diresti che sono tutte alla ricerca della pazza avventura di una notte se non fosse per l'effetto che la musica tipica, orientaleggiante, spinta a forza dagli altoparlanti, ha sull'atmosfera metallica di un Boeing 737: raffredda i bollenti spiriti come solo la melodia di uno scacciapensierista lappone saprebbe fare.
In ogni caso le cameriere sanno fare il loro lavoro e quando mi sono avvicinato al bancone chiedendo gentilmente un Campari col bianco, senza ghiaccio, agitato, non mescolato, con più bianco che Campari, mi raccomando e, se possibile, una oliva verde, non nera, perché se no poi mi viene il cagotto, mi sono ritrovato a bere un tè smunto con uno spunto dentro.
C’è da dire che questi sono voli di alta classe, pensano a tutto e ti fanno sentire a tuo agio, perfino quando, al check-in, l’esame della prostata diviene obbligatorio, anche se sei donna. Già pregusto il lauto pranzo che serviranno a bordo e do una occhiata al menù. Il fatto che sia scritto in greco non aiuta granché e nemmeno le otto o nove lettere greche che conosco sembrano spronare la carta a rendersi comprensibile. La cameriera mi spiega a gesti che ci sarà qualcosa di commestibile abbinato a qualche pietanza tipica e mi insegna un paio di parole nella lingua arcade:
έξοδος = uscita
χοίρος = porco
πίπα = fellatio
2πr = circonferenza
λν = c

pare sia una bestemmia bella articolata


Blasfemie a parte, il sound del greco è proprio bello: è piacevole da ascoltare e, sebbene non abbia nulla a che vedere con le lingue neolatine, potrei confonderlo con un catalano trotterellante la cui melodia fa pensare al sole ed al mare dei paesi mediterranei, con un vago sapore di nostalgia per il sud Europa.
Una volta arrivato ad Atene, ho giusto il tempo di accorgermi che il fuso orario è cambiato (a me nessuno ha detto niente), conoscere una turista americana, dare uno sguardo all’Acropoli, assaggiare un’ottima Mousakas e spendere tutta la sera alla ricerca del mio albergo. A quanto pare, se i cartelli con i nomi delle vie sono scoloriti dal sole, in Grecia non si prendono la briga di sostituirli. Per fortuna ho incontrato un vecchio che faceva compagnia ad un paio di cani randagi (o viceversa), che parlava italiano meglio di me e che mi ha indirizzato nel sobborgo giusto.



Vi piace la foto? Non l’ho mica fatta io: è stata scattata da un fotografo professionista, con una macchina professionale. L’ho messa per darvi un’idea. Ciò che sono riuscito a fotografare con il mio telefono è risultato essere una macchia indistinta di luce gialla su sfondo bluastro, ma sapete che sono troppo tirchio per comprarmi una macchina fotografica seria.
La mattina dopo è il caos del porto a svegliarmi, saltando a piè pari la colazione si salpa verso il mare aperto.
Dopo sole quattro ore, il traghetto più lento della storia attracca a Paros, l'isola che sta davanti ad Antiparos (come il nome non dice), la mia meta finale. Ringraziando il mare mosso ed il mio amico Poseidone, la bagnarola che collega Anti-Anti-Paros ad Antiparos mi ha permesso di stringere amicizia con quattro splendide ragazze greche almeno fino a che non ho vomitato sulle loro infradito. Strano, io non soffro il mal di mare, dovevano proprio essere brutte.



Arrivato sull’isola, mi sono dato da fare per trovare un alloggio. Avendo un sacco a pelo, ma non la tenda, l’opzione camping non era conveniente. Nessun problema: appena approdato, mi si avvicinano un losco figuro che, con il fare indifferente da pusher svizzero, mi offrono sottobanco una stanza per dormire. Ed il prezzo? Lo fa il cliente: 20 euro al dì. Mmm dove sta la fregatura? La stanza è bella e confortevole, con tutti gli optional: tv, clima, acqua desalinizzata per farsi la doccia, ma non posso fare a meno di notare che nei suoi cinque metri quadri (bagno compreso) io ed il mio zaino non ci riusciremmo a stare. Visto che nessuno dei due (né io, né il mio zaino) voleva dormire nel corridoio contrattiamo per una stanza più confortevole al primo piano per 25 euro. Lascio il mio zaino come pegno di buona volontà, vado a farmi un giro e, quando ritorno, tutto è cambiato. Il padrone di casa è cambiato, la stanza è stata affittata ad un altro, a meno che io non sborsi un deca euro in più. Lui comincia a insultarmi in greco, io bestemmio in italiano e me ne vado sbattendo la porta, che qui ha le sembianze di un tendone e non sortisce l’effetto sperato. C’è di buono che cotanto sbattere di tende attira parecchi vicini che, prontamente, offrono altre sistemazioni. Non c’è che l’imbarazzo della scelta e quando i due non possono più abbassare il prezzo, vengono alle mani. Scelgo il più pesto dei due che, claudicando, mi mostra la mia umile dimora. Mi saluta con un sorriso sanguinolento ed un incisivo in meno.
Antiparos, un isola fuori dal mondo, il paradiso delle vacanze dove ristoratori senza scrupoli sottopagano onesti lavoratori per permettere alla massa un benessere solo illusorio. Avevo un contatto sull'isola, la mia bandiera del Che già garriva sebbene chiusa nello zaino, pronta per scatenare la rivoluzione… Infine abbiamo desistito. Vuoi per il sole, il mare, le ragazze in bikini, vuoi che il capitalismo ci tenesse per le palle o per il solo fatto che i nostri tentativi di ottenere delle molotov dai campioncini di profumo di Hugo Boss si sono rivelati infruttuosamente letali come un lombrico con le emorroidi.



La fauna autoctona dell’isola si è rivelata essere la blatta. Scarafaggi degni di una piaga biblica popolavano le strade ad ogni ora, pronti ad approfittare di ogni svista per compiere misfatti, saccheggiarti la cucina, sventrare pargoli, fare il test psicologico di Donna Moderna. Narra poi una antica leggenda che nelle notti di plenilunio lo Scarafaggio Mannaro faccia la sua comparsa, in cerca di giovani capre vergini per colmare la sua brama di sangue. Il solo modo per sconfiggerlo è l’impalazione. Con uno stuzzicadenti rigorosamente di frassino.



Mentre girovagavo per l’isola ho incontrato casualmente una delle mie tante cugine, Martina, che ormai assieme al suo ragazzo Φοιβος (no, non provateci nemmeno a leggerlo, vi si annoderebbe la lingua. Si pronuncia più o meno Fivos), mi ha introdotto alla tradizione greca della condividere il desco, che ,a quanto pare, si può riassumere in tre mosse fondamentali:
ordina di tutto un po' in quantità da sfamare un esercito, dividi ciò che hai ordinato con i tuoi commensali in modo che tutti apprezzino un po’ di tutto, paga alla romana in barba agli antichi antenati :)

Molto piacevole! I nostri stomaci ringraziano.




È per questo che sostengo che sia un bene avere tante cugine, sapete? Ci si ritrova sempre in giro per il mondo, ti presentano le loro amiche e i tuoi amici ti sono riconoscenti quando scoprono che il 95% delle ragazze in compagnia sono tue parenti. Io ne ho veramente tante, non mi bastano i pollici per contarle tutte. Se solo avessi qualche pollice in più invece di due inutili indici…
Ho notato che tutti quelli che mi rivedono dopo tanto tempo dichiarano sempre senza remore che "ormai sei diventato un crucco". Tedesco? A me, che l'ultimo che ha provato a lanciarmi un epiteto del genere è finito in ospedale? Gastroenterite fulminante. Se la è cavata in un mesetto. Che sfiga, eh?

Io avrei abbandonato le mie italiche origini perché alla birretta a pranzo aggiungo anche quella delle 3 per digerire? È colpa di quella delle 5 in spiaggia? O forse è quella della cena che non vi va giù? Un paio per movimentare la serata, sul tardi non ce le vogliamo fare? Non mi sembra di chiedere troppo se sono in vacanza! Appunto perché ero in ferie ho incontrato di nuovo un mio vecchio amore, la Amstel. È dai tempi di Valencia che non la bevevo: dolci ricordi accompagnati dal solito retrogusto di cane bagnato.

Se da quando mi sono trasferito a Berlino ho pensato che il Kebab turco fosse lo snack più pesante mai visto su questo sporco mondo, beh, mi sbagliavo. La variante greca, nomata Gyros Pitta, è almeno due volte più letale. Nonostante gli ingredienti siano pressappoco dello stesso tipo (carne+verdura+pane) questo in più ha anche un paio di patate fritte e una crema di formaggio tipica, il Tzatziki. Non è però il formaggio di capra a renderlo una bomba atomica per le nostre ghiandole epatiche: il pane, infatti, è imbevuto di olio di frittura. Sebbene basti un solo sguardo perché i grassi trans ti occludano le arterie (e forse anche qualcosa d’altro) e nonostante il Gyros sia dieci volte più pesante di un kebab turco, esso è almeno cento volte più buono. Eppure, in un giorno non lontano si arriverà alla resa dei conti, il mondo è troppo piccolo per entrambi, e se lo dice Clint, io so da che parte stare.



Il mare era una favola, acque cristalline, sabbia fina e una spiaggia nudista a due passi dal campeggio. Scroti flaccidi, tette cadenti e bagigie pelose ovunque lo sguardo si posasse. L’apice lo si è raggiunto quando un vecchio tettuto sballonzolava i suoi racchettoni senza ritegno in riva al mare. Era bravo, ed a volte non usava nemmeno la racchetta… Uno zoom è d’obbligo per comprendere le “dimensioni” del fenomeno…



Un giorno in cui non avevo nulla di meglio da fare che fare paragoni dimensionali alla spiaggia nudista, ho noleggiato un motorino. È stata una pessima idea, fondamentalmente per due motivi: sono tornato quattordicenne e mi ha fatto crescere dentro una nostalgia incontrollabile per la mia adorata, amata, fulgida Vespa. Al momento del noleggio mi sono fidato solo di un italianissimo Piaggio modello “Rottame” che mi ha accompagnato in un raid solitario per le colline dell’isola. Strade sterrate, pascoli non più verdi, chiesette di montagna,salite sventra frizione ed il mio biciclo a motore mi ha fatto conquistare la vetta tanto agognata. 115 metri sul livello del mare dove ci ho lasciato un pezzo di marmitta a perenne ricordo dell’epica impresa.



Dopo sei giorni saluto Antiparos in direzione Syros dove devo incontrare un paio di amici , anche loro in vacanza, con l’obiettivo di fare il viaggio di ritorno verso Atene in compagnia. Il traghetto stavolta è la formula uno dei mari, anche se non mi spiego perché debba per forza comprare un posto in business class quando a me basterebbe stare attaccato con i denti alla chiglia…

Il soggiorno sull’isola di Syros è durato solo un paio di giornate, ore scandite dalle urla notturne di due galli arteriosclerotici, sale, mare e spiagge in cui sono bastati tre euro al giorno per garantirsi ombrellone e lettino in prima fila.



Prima di partire per Atene diamo uno sguardo all’immancabile segno che rimane dopo un’abbronzatura non integrale.



Alla fine è Berlino a darmi di nuovo il benvenuto, con l’immancabile pioggia che segna la fine prematura dell’Estate. Eppure questa vacanza mi ha lasciato con un rimpianto filosofico: gli antichi mi hanno fatto capire che quando c'erano più dei le cose erano più semplici. Quando un brutto ceffo ti consigliava di raccomandare l'anima a dio, almeno c'era l'imbarazzo della scelta. Invece, ora, è tutto neutro, grigio, un solo dio e per cambiare ti obbligano a balzare da una religione all'altra per poi scoprire che è sempre lui, il solito Padreterno.

P.S. Una nota importante se visitate il continente ellenico: quando fate la cacca, la carta igienica dovete buttarla nel cestino dei rifiuti. È malcostume gettarla nel gabinetto, non fatelo mai.


Un uomo che non teme nulla, è un uomo che non ama nulla; ma se non amate nulla, quale gioia può esserci nella vostra vita?